«Dal ministero sui laboratori rassicurazioni infondate»

TERAMO. La Mobilitazione per l’acqua del Gran Sasso, il più radicale dei due gruppi di associazioni che si battono per la tutela dell’acquifero, smentisce carte alla mano il ministero dell'Ambiente...
TERAMO. La Mobilitazione per l’acqua del Gran Sasso, il più radicale dei due gruppi di associazioni che si battono per la tutela dell’acquifero, smentisce carte alla mano il ministero dell'Ambiente sulla sicurezza dei Laboratori di fisica nucleare e scrive al dicastero e alle Procure di Teramo e L'Aquila.
«Improvvide, infondate e fuorvianti». Così la Mobilitazione definisce le indicazioni rilasciate dal dicastero al deputato Fabio Berardini circa l'adeguatezza dei documenti sulla sicurezza dei laboratori del Gran Sasso, che sono impianto a rischio di incidente rilevante sottoposto alla direttiva Seveso ter. Ed entra così nel dettaglio: «Tre sono i documenti cardine sulla sicurezza: 1) Rapporto di sicurezza; 2) Piano di emergenza interna per i lavoratori; 3) Piano di emergenza esterno per la popolazione. Partiamo da quest'ultimo, visto che basta richiamare il sito della Prefettura dell'Aquila per verificare facilmente che il Piano è tuttora in bozza sottoposta per 60 giorni, a partire dal 7 marzo 2019, alla fase delle osservazioni da parte del pubblico. Non è vigente! Quello precedente, approvato come provvisorio nel 2008 (in assenza del Rapporto di sicurezza e senza coinvolgere la popolazione come previsto dalla legge), è scaduto nel 2011».
Per quanto riguarda l'ispezione di fine 2017 che secondo la nota ministeriale avrebbe rilevato solo alcune migliorie da apportare, «nella nostra lettera», continuano gli ambientalisti, «alleghiamo il documento ufficiale in cui risulta in maniera inequivocabile che gli ispettori trovarono il Piano di emergenza interno scaduto da un anno. Complessivamente al momento dell'ispezione citata dal ministero: il Rapporto di sicurezza non era mai stato approvato (da 11 anni); il Piano di emergenza esterno era scaduto (da sei anni; ammesso e non concesso che quello approvato nel 2008 fosse regolare); il Piano di emergenza interno era scaduto (da un anno e mezzo). In pratica della Seveso ter non era rispettato nulla!».
La Mobilitazione continua: «Inoltre, è vero che il Rapporto di sicurezza è stato poi approv(ato a novembre 2018, ma ciò è avvenuto solo dopo i nostri esposti dell'aprile 2017 e del giugno 2018 in cui avevamo sollevato duramente la questione, ricostruendo dettagliatamente la serie infinita di omissioni che avevano rinviato l'approvazione per ben 12 anni, visto che la prima proposta era stata depositata dall'Infn nel lontanissimo 2006 (sic!). Tra l'altro nella nota avanziamo pesanti dubbi sul fatto che tale documento fosse approvabile dal Ctr (comitato tecnico regionale)». La Mobilitazione elenca una serie di motivi, il primo e più importante dei quali è che «la presenza di 2.290 tonnellate di sostanze pericolose è determinata da una vera e propria violazione delle norme di legge che impongono le distanze tra punti di captazione idropotabile e deposito di sostanze pericolose». Violazione evidenziata già nel 2013 dall’Istituto superiore di sanità.
Nella nota si chiede alle Procure aquilana e teramana «di valutare il comportamento dei funzionari del ministero, visto che sapevano dal 2013 della non conformità del sito certificata dall'Istituto superiore di sanità, e al ministero di avviare una verifica interna e di dare una corretta informazione».(d.v.)
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