Dall’ergastolo in primo grado ai vent’anni senza la crudeltà

30 Aprile 2016

TERAMO. Se la giurisprudenza insegna che un caso giudiziario è chiuso solo con una sentenza definitiva, allora bisognerà aspettare ancora un processo (il quinto) per scrivere la parola fine sul...

TERAMO. Se la giurisprudenza insegna che un caso giudiziario è chiuso solo con una sentenza definitiva, allora bisognerà aspettare ancora un processo (il quinto) per scrivere la parola fine sul delitto di Melania Rea (nella foto). Nel nuovo ricorso In Cassazione (udienza il 13 giugno) i legali dell’ex caporalmaggiore hanno impugnato la sentenza con cui i giudici della corte d’appello di Perugia, così come disposto dalla Cassazione, hanno rivisto la condanna eliminando l’aggravante della crudeltà. Perchè per la Suprema Corte, giuridicamente, non è possibile contestarla in un delitto non premeditato. In primo grado Salvatore Parolisi è stato condannato all’ergastolo al termine di un rito abbreviato, in appello a trent’anni e, successivamente al ricorso in Cassazione, a venti dai giudici della corte d’appello di Perugia a cui la Suprema Corte ha rinviato gli atti dopo il primo processo d’appello all’Aquila. La difesa dell’ex caporal maggiore, nel nuovo ricorso, insiste «su pregressa incensuratezza, giovane età, attaccamento alla figlioletta, qualità di uomo mite e di militare impegnato in missioni umanitarie».