Dalla rivolta dei sindaci nasce “Vibrata 20.20”

6 Novembre 2015

Primi cittadini del presente e del passato stanno costituendo un’associazione che vuole scuotere gli assetti politici provinciali ed essere alternativa ai partiti

VAL VIBRATA. La Val Vibrata si sente, per parafrasare il cancelliere austriaco Metternich, solo «un’espressione geografica». Ogni scelta e decisione per il territorio viene subita passivamente e calata dall’alto. Sanità, infrastrutture, lavoro, industria soffrono. Un vulnus che certifica l’incapacità del sistema organizzato dei partiti, fatto di ordini di scuderia. I sindaci, ora, dicono stop a questo trend. Non si mettono sulla strada dei partiti, né si contrappongono ad essi: vogliono essere trasversalmente complementari tanto alla destra quanto alla sinistra. L’associazione “Vibrata 20.20” è pronta a scuotere dal basso gli assetti politici. Alla regia ci sono sindaci della Val Vibrata, che ne sono fondatori insieme ad altri ex colleghi ancora in attività. Umberto D’Annuntiis (Corropoli), Rando Angelini (Sant’Egidio alla Vibrata), Paolo Camaioni (Martinsicuro), Cristina Di Pietro (Civitella del Tronto), Leandro Pollastrelli (Colonnella) stanno inanellando una serie di incontri che porteranno alla firma (ormai prossima) dello statuto e dell’atto costitutivo. Ad affiancarli gli ex sindaci di Tortoreto, Gino Monti, di Sant’Omero, Alberto Pompizi, di Alba Adriatica, Valerio Caserta, e l’ex vice sindaco di Nereto, Daniele Laurenzi.

Tanti altri del firmamento politico locale si stanno avvicinando anche perché il movimento è aperto a tutti coloro che vogliono condividere un percorso nuovo. A fatica, i fondatori di “Vibrata 20.20” (la cui denominazione non a caso si presta a interpretazioni estensive in ambito temporale, ambientale, energetico) hanno cercato di tenere nascoste mazzinianamente le loro riunioni che si sono svolte in forma itinerante. Secondo indiscrezioni, presidente dovrebbe venire nominato D’Annuntiis e vice Angelini.

Per comprendere la portata dell’insofferenza dei sindaci e degli ex – il cui scopo comune è colmare il vuoto lasciato dai partiti e vincere il senso di isolamento amministrativo – è sufficiente volgere lo sguardo all’indietro. Destra e sinistra (se eccettuiamo i sindaci “civici”) più che compattare hanno spacchettato anche i voti. Vedi il caso di D’Annuntiis, la cui mancata candidatura in Provincia spostò voti verso il centrosinistra, il caso di Angelini che alle comunali santegidiesi (dove il centrodestra non si presentò coeso) sbaragliò gli avversari con una campagna solitaria, i casi di Monti e Pompizi non ricandidati per volontà partitiche e dei consiglieri di cordata. E, nel passato, il caso di Caserta ad Alba, la cui amministrazione morì precocemente.

Alex De Palo

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