«Dallo spinello alla coca, ma ne sono uscito»

Problema droga a Roseto, il racconto di un ex tossicodipendente. Il Comune: tanto impegno nelle scuole
ROSETO. Noia, voglia di trasgredire, mancanza di punti di riferimento, e i ragazzi spesso si rifugiano nella droga. Roseto non è immune da questa piaga sociale, un aspetto che insieme all’alcol è sintomo del diffuso disagio giovanile.
Giuseppe (nome di fantasia per tutelare l’identità della persona) è un ragazzo di 21 anni che ce l’ha fatta a uscire dal mondo della droga ma, per sei anni ha spacciato e ne ha fatto uso. «A 15 anni, a scuola, il primo spinello. I miei amici ne facevano uso», racconta Giuseppe, «e io, per essere accettato, ho provato. Da lì sono passato alla cocaina, ogni giorno, e poi a 18 anni ho cominciato anche a spacciare. Andavo a scuola, il pomeriggio dormivo e poi la sera uscivo fino a tarda notte. Con i miei genitori non c’era dialogo, e cercavo in tutti i modi di racimolare soldi all’inizio per comprare la droga, poi con lo spaccio ho cominciato anche a guadagnare un bel po’». Cene, auto, belle ragazze, ma Giuseppe era felice solo in apparenza. «Credevo di avere tutto, di essere felice», spiega, “ma in realtà non era così. Litigavo sempre con i professori, con i miei genitori e, ad un certo punto, la mia vita si è trasformata in un inferno, per poco non ci rimanevo. Lì mi sono convinto che ciò che facevo era sbagliato, che dovevo cambiare. Grazie ad un mio amico e alla mia ragazza ne sono uscito, e ho recuperato anche il rapporto con i miei genitori. Purtroppo tanti altri non ce la fanno a smettere».
Mancanza di lavoro, di spazi culturali, di valori ma, soprattutto, assenza di dialogo con i genitori. In queste settimane c’è una bellissima iniziativa, “Due chiacchiere in pineta”, dove due psicologhe incontrano gli studenti delle scuole superiori rosetane per sensibilizzare i ragazzi sull’uso, consumo e abuso di sostanze stupefacenti. È un primo passo ma non basta. L’assessore alle politiche sociali, Luciana Di Bartolomeo, è conscia di queste problematiche.«“Sul territorio c’è l’associazione ‘Amici del progetto uomo’ e lo sportello del Saffo che ascolta i ragazzi», dice Di Bartolomeo, «e anche le nostre scuole, grazie ai dirigenti, sono sensibili a questo tema. Tante volte abbiamo provato a coinvolgere i genitori ma la risposta è stata molto scarsa». E’ proprio dalla famiglia che si deve partire per sradicare questa piaga.
Luca Venanzi

