De Berardinis e Saccomandi «Da noi un segnale di pace»

9 Maggio 2018

L’accordo raggiunto dopo una lunga trattativa riunisce l’area di centrodestra La Piccioni rinuncia ufficialmente alla candidatura e grida al tradimento

ALBA ADRIATICA. «Il nostro è un segnale verso quella pacificazione sociale di cui ha bisogno Alba Adriatica per puntare al cambiamento, mentre le elezioni assumono il sapore di un referendum sul Partito democratico e i suoi amministratori del passato candidati in blocco nella lista dell’ex sindaco Antonietta Casciotti». Con queste parole Remo Saccomandi ha ritirato la propria candidatura a sindaco per unire il suo gruppo a quello di Giuliano De Berardinis, che sarà il candidato del centrodestra, dopo una lunga trattativa. «Non è stata una trattativa facile», ha ammesso De Berardinis, «ma adesso siamo un unico gruppo, anche se con sensibilità ed esperienze diverse. Nei prossimi giorni, oltre alla lista, concretizzeremo anche la sintesi tra i nostri programmi, ma siamo già d’accordo soprattutto sul fatto che non sarà un libro dei sogni».
Dai due ci si aspettava soprattutto un chiarimento sulla linea politica scelta per far collimare le posizioni delle loro liste prima della fusione: da una parte la libertà dai partiti e la distanza dall’amministrazione uscente rivendicate dal progetto politico di Saccomandi, dall’altra il consenso di buona parte del centrodestra e di pezzi dell’amministrazione uscente ottenuto da De Berardinis. È proprio il candidato sindaco a spiegarla: «Se ci sarà appoggio dei partiti, questo sarà esterno: la nostra è una lista civica senza simboli esterni». E poi: «Con noi ci sono alcuni elementi che provengono dall’esperienza dell’amministrazione Piccioni, ma siamo un’altra cosa e non c’è continuità». Il segnale è chiaro: la campagna elettorale si combatterà in parte sull’apporto dei partiti e di ex e attuali amministratori nelle liste civiche.
Riprova ne è lo sfogo del sindaco Tonia Piccioni, con cui ieri, proprio nel giorno della prima uscita pubblica di De Berardinis, ha attaccato i partiti di centrodestra, in particolare Forza Italia, e parte del suo gruppo di maggioranza, rei di averla tradita, non sostenendo la sua candidatura per fare spazio ai progetti civici. «Ho sempre agito con trasparenza e lealtà», si legge in una nota della Piccioni, «anche verso coloro che non la pensavano come me. Non mi sono mai servita di sotterfugi e al primo posto ho sempre messo l'interesse della mia città. Oggi non mi ricandido nonostante, con entusiasmo, avessi dato la mia disponibilità per proseguire il mio programma amministrativo di cui vado fiera. Purtroppo non si sono verificate adeguate condizioni politiche. In tutta sincerità le vere ragioni, e non quelle di facciata, non mi sono ben chiare. Sta di fatto che è stato impedito al sindaco uscente di ricandidarsi senza che qualcuno fornisse adeguate spiegazioni politiche. A gruppetti, a singoli soggetti che hanno addirittura posto il veto sulla mia persona non è piaciuta la mia politica di totale trasparenza e legalità. Il mio stesso partito irretito dalle "sirene " locali mi ha chiesto di fare un passo di lato perché non supportata da una lista di peso. Lista da loro mai visionata». Quindi l’attacco vero e proprio: «Ebbene oggi mi guardo intorno e mi chiedo che fine hanno fatto gli “aggregatori” del centrodestra. Constato amaramente che lo scenario proposto alla città di Alba è desolante: ricco di voltagabbana e complottisti di basso profilo. Con liste collaterali, tra loro prevalentemente di area di centrosinistra, con qualche sedicente esponente di centrodestra. Mi rammarico di aver peccato d'ingenuità politica confidando in coloro che apparentemente si mostravano disponibili mentre, invece, tramavano alle mie spalle. Continuerò fino al 10 giugno a svolgere il mio ruolo di sindaco con diligenza ed abnegazione, perché voglio bene ad Alba Adriatica, città in cui sono nata e per la quale continuerò a lavorare, non escludendo di essere portatrice delle istanze del territorio in altre sedi».
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