Debiti, l’Api torna all’attacco del Ruzzo e dei sindacati

2 Agosto 2014

TERAMO. Battaglia a suon di carte tra l’Api e la Ruzzo Reti sulla mancata certificazione dei circa 20 milioni di debiti accumulati dalla società acquedottistica nei confronti delle imprese...

TERAMO. Battaglia a suon di carte tra l’Api e la Ruzzo Reti sulla mancata certificazione dei circa 20 milioni di debiti accumulati dalla società acquedottistica nei confronti delle imprese fornitrici. L’accusa è sempre la stessa, e cioè le inadempienze dell’in house sul monitoraggio dei debiti della pubblica amministrazione e la cessione dei crediti certificati in base alla normativa. L’azienda infatti non ha ancora effettuato – nonostante le due richieste dell’Api (l’ultima il 24 luglio) – la registrazione alla piattaforma elettronica della Ragioneria dello Stato per la certificazione dei crediti che consente ai privati di chiedere l’attestazione dei crediti e “tracciarli” con operazioni di cessione a intermediari finanziari, anticipazione o compensandoli con altri debiti. In pratica un sistema per sbloccare i pagamenti e permettere alle imprese di recuperare i loro crediti senza rischio di insoluto grazie alla garanzia dello Stato.

Dopo l’ultimo sollecito, la risposta del presidente Antonio Forlini, spiega però che in un incontro a Roma (presenti i sindaci Brucchi e Minosse e il direttore dell’Ato, Pasquale Calvarese), la Cassa Depositi e Prestiti avrebbe escluso la possibilità di registrazione per la Ruzzo e che la società sta comunque «predisponendo la documentazione per chiedere l’iscrizione». Risposta evidentemente insufficiente per il neopresidente dell’Api Teramo, Alfonso Marcozzi, che ieri è tornato ad attaccare la governance dell’azienda: «Essendo un’in house la Ruzzo rientra tra le pa che possono registrarsi e deve farlo entro fine agosto. In caso contrario se un imprenditore chiedesse la certificazione del credito e l’azienda non rispondesse in 30 giorni, il ministero potrebbe nominare un commissario ad acta entro 50 giorni». Secca anche la replica ai sindacati che nei giorni scorsi avevano stigmatizzato gli attacchi di Marcozzi alla società bollata come un «carrozzone di intoccabili». «Se i sindacati difendono questo management e i 110 dipendenti assunti senza concorso», taglia corto il presidente, «è un loro problema, noi andiamo avanti per la nostra strada». (f.m.)

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