Decisa la vendita della Gran Sasso ma i soci si spaccano

8 Aprile 2021

Votano contro Fano e le due amministrazioni degli usi civici L’offerta di Finori (900mila euro) sarà la base per un’asta

TERAMO. La Gran Sasso Teramano (Gst), la società pubblico-privata in liquidazione proprietaria degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva, sarà venduta in un’asta pubblica. È la decisione assunta dall’assemblea dei soci di ieri mattina nella quale si è approvato anche il bilancio 2020 che certifica un debito di un milione e 300mila euro. Una dismissione decisa dalla maggioranza dei soci, con la Provincia che si è riservata 48 ore per valutare le condizioni per una ricapitalizzazione e con l’astensione del Comune di Pietracamela, il voto contrario di quello di Fano Adriano e delle amministrazioni degli usi civici di Pietracamela e Intermesoli (queste ultime hanno detto no anche al bilancio).
La decisione ha subìto un’accelerazione per due fattori: dopo l’offerta delle ultime ore dall’attuale gestore delle attrezzature dei Prati Marco Finori per l’acquisto del lotto degli impianti a 900mila euro con un assegno di garanzia di 100mila euro, che segue alle manifestazioni di interesse giunte dagli studi legali Vinti e Ontier e dalla Siget, e dopo le dichiarazioni della Camera di commercio del Gran Sasso che, per bocca della sua presidente Antonella Ballone, ha confermato di dover vendere le proprie quote e invitato il liquidatore all'alienazione dei cespiti. L’offerta di Finori rappresenterà, quindi, la base per un’asta pubblica: altri potranno partecipare con proposte migliorative. «Obiettivo della fase di liquidazione è quello di tutelare i creditori con il saldo dei debiti della società», ha spiegato il liquidatore Gabriele Di Natale, «una fase che per legge non può durare all’infinito e che deve legarsi a un piano di ristrutturazione del debito: i soci potrebbero ricapitalizzare le quote o venderle, in caso contrario non c’è alternativa alla vendita dei beni per saldare i debiti». Il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura ha detto: «Il tavolo sul riequilibrio e il rilancio della montagna non ha nulla a che vedere con le decisioni che dobbiamo prendere e credo che la contaminazione con l’impresa privata sia l’unica strada da percorrere». «Non dismettiamo il nostro ruolo politico e di amministratori», ha aggiunto il vicepresidente Alessandro Recchiuti, «dismettiamo una società pubblica che ha avuto una gestione fallimentare».
Il sindaco di Fano Luigi Servi ha chiesto «più tempo per decidere la possibilità della ricapitalizzazione della società e per attivare un tavolo di confronto per il rilancio della Gst». Fermo sulle sue posizioni il presidente degli Usi civici di Pietracamela Paride Tudisco. «Non comprendo il motivo del pagamento dei 900mila euro spalmabili in cinque anni», ha concluso, «un prezzo irrisorio per un bando pubblico che rispetta le condizioni dell’offerente e che porterà a una nuova proprietà mantenendo una società in vita fino al saldo della somma totale. Un carrozzone che andrà avanti per altri cinque anni. Non ci vediamo chiaro e non è una soluzione giusta per il territorio».
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