Decreto sisma, tanti dubbi sull’autocertificazione

Marcozzi (Api): «Norma da emendare, il livello operativo deve rilasciarlo l’Usr» Rivera: «Se il tecnico sbaglia ad assegnare il contributo, che succede?»
TERAMO. Salutata da più parti come l’unica vera misura destinata a far partire la ricostruzione privata, almeno quella leggera, e accorciare i tempi di approvazione dei progetti, l’autocertificazione prodotta dai professionisti e punto cardine dell’ultimo “decreto sisma” suscita in realtà diverse perplessità.
A sollevare la necessità di un emendamento della norma in questione è il presidente dell’Api Teramo Alfonso Marcozzi, che evidenzia una sorta di vulnus che di fatto la renderebbe di difficile applicazione. «Con questa norma si delega tutta la responsabilità sui professionisti», sottolinea Marcozzi, «ma prima credo sarebbe opportuno prevedere comunque il rilascio, ovviamente con tempi brevi e stabiliti, del livello operativo da parte dell’Usr». Il livello operativo, infatti, stabilisce anche il perimetro economico entro il quale muoversi. E secondo Marcozzi con la novità introdotta dal decreto sisma, che prevede che a determinarlo sia di fatto lo stesso professionista, quest’ultimo rischierebbe di presentare un progetto che successivamente potrebbe non risultare congruo. «Si potrebbe stabilire che dopo la richiesta di definire il livello operativo l’Usr deve rispondere entro 10-15 giorni, altrimenti scatta il silenzio-assenso», continua Marcozzi, «perché altrimenti quale professionista si assume il rischio di realizzare un progetto stabilendo un contributo che ai successivi controlli può non essere definito corretto? Io non credo che in questo modo si accelerino le procedure. Tra l’altro adesso l’ufficio speciale sta emanando numerosi decreti in tempi brevi, la governance sta lavorando bene».
Ad esprimere perplessità sulla misura anche il direttore dell’Usr Vincenzo Rivera. «La norma dice due cose», spiega quest’ultimo, «la prima è che il tecnico certifica la conformità urbanistica ed edilizia, cosa che oggi fa il Comune. Ma in realtà non cambia nulla. Perché non è che il tecnico se la inventa, la deve sempre chiedere al Comune. La seconda è che la concessione del contributo per la ricostruzione da parte dell’ufficio speciale avviene sulla scorta dell’importo del contributo concedibile determinato dallo stesso professionista nei limiti del costo ammissibile». Ed è qui che, secondo Rivera, si crea un possibile problema. «Prescindendo dalla verifica preventiva, visto che i controlli a monte sarebbero previsti solo su un campione del 20 per cento, cosa succede se il progettista sbaglia ad assegnare il contributo? Le somme concesse in più a chi vanno richieste? Al professionista? Al proprietario dell’abitazione?». Un gatto che si morde la coda, per il direttore dell’Usr, per il quale l’accelerazione delle procedure si fa solo ed esclusivamente «con l’aumento di personale».
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