Dehors negato, esercente accusa il Comune

18 Maggio 2021

La sua pasticceria non può installare una struttura permanente perché già fruisce di spazi Covid

TERAMO. La richiesta di un dehors, mesi di silenzio, solleciti via Pec, lettere dell'avvocato, poi il “no” del Comune. E la rabbia e la stanchezza di un imprenditore che nonostante la crisi scatenata dalla pandemia vuole investire sulla propria attività e mantenere i livelli occupazionali, ma che si trova a fare i conti con lentezze burocratiche e «incomprensibili ostacoli amministrativi che mi portano a credere che i presunti aiuti ai commercianti siano solo chiacchiere: questa esperienza mi sta spingendo a pensare che forse avrei dovuto aprire il mio locale altrove. E a questo punto non escludo di lasciare Teramo».
A parlare è Davide Calvarese, titolare della pasticceria Vanilla di via Savini. A dicembre, quando l'Abruzzo ripiombava nelle chiusure, ha depositato negli uffici del Comune di Teramo la richiesta di poter installare un dehors permanente. Il progetto «è stato depositato nel rispetto delle linee dettate dagli uffici tecnici, perfettamente fattibile e rispondente ai regolamenti», spiega Calvarese, che ha immaginato uno spazio per i tavoli con pedana e ombrelloni su una porzione di via Savini antistante il locale. «Per mesi il progetto è rimasto negli uffici. Nessuno rispondeva per dirmi se si poteva fare o meno. I diversi solleciti restavano lettera morta. Nel frattempo sono stato multato dalla municipale per i tavoli che avevo sotto il portico: multa che ho impugnato e ho vinto il ricorso», racconta Calvarese, «mesi surreali, dove mi sono sentito non rispettato e non sostenuto come imprenditore che comunque dà lavoro a dieci persone. Pochi giorni fa arriva la risposta sul dehors permanente. Sono rimasto sbigottito: “richiesta improcedibile”. Le ragioni sono assurde: farò ricorso al Tar».
Gli uffici dopo cinque mesi hanno detto “no”: Vanilla in condizioni normali sfrutta il 50% del portico per i tavoli. Con le norme Covid può utilizzarlo tutto. E lo sta facendo. Ma proprio questo sarebbe il problema. «Siccome sto usufruendo, come tutti, di una concessione Covid su suolo pubblico, non posso chiederne un'altra. Ma si tratta di situazioni diverse. È chiaro che se mi venisse approvato il progetto di ampliamento non avrei più bisogno di usufruire del regolamento Covid», spiega Calvarese, che ha chiesto un’interlocuzione diretta con assessori e sindaco ma «senza avere riscontri concreti», conclude.
Veronica Marcattili
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