Delitto della pittrice, escluso l’avvelenamento

22 Aprile 2018

Lo confermano i risultati della perizia tossicologica, si rafforza l’ipotesi del soffocamento

GIULIANOVA. Dopo il no dei giudici del Riesame alla scarcerazione dell’ ex marito e figlio Giuseppe e Simone Santoleri, l’inchiesta sull’omicidio della 64enne pittrice teatina Renata Rapposelli si delinea nei nuovi elementi finiti nel fascicolo del pm Enrica Medori. Tra questi i risultati della perizia tossicologica sui resti della donna che escludono l’ipotesi dell’avvelenamento. O meglio stabiliscono che le condizioni del corpo impediscono ogni accertamento di questo genere. E’ questo l’esito della consulenza affidata al tossicologo Giampiero Frison incaricato dalla Procura di Ancona prima che il caso passasse a quella teramana per competenza territoriale. Una esclusione che per gli investigatori andrebbe a rafforzare l’ipotesi del soffocamento della donna.
Intanto dopo il no del tribunale del Riesame, non è escluso che la difesa di padre e figlio accusati di omicidio in concorso e sottrazione di cadavere possa far ricorso alla Cassazione. Per legali Alessandro Angelozzi, Gianluca Reitano e Gianluca Carradori non ci sarebbero le condizioni per le esigenze cautelari. Giuseppe resta rinchiuso nel carcere teramano di Castrogno, mentre da qualche giorno Simone è stato trasferito in quello di Lanciano. I due hanno sempre respinto ogni accusa sostenendo che quel 9 ottobre dell’anno scorso hanno accompagnato la donna a Loreto e qui l’hanno lasciata. Di diverso avviso inquirenti e investigatori di due Procure secondo cui Giuseppe e Simone hanno ucciso la 64enne pittrice teatina quel 9 ottobre dell’anno scorso quando lei si è recata nella loro abitazione giuliese dopo aver preso un treno da Ancona, la città in cui viveva dopo la separazione da Giuseppe. Lo hanno fatto in casa al termine di una lite scoppiata per questioni economiche, in un contesto familiare di rancore e odio. Poi i due, sempre secondo l’accusa, hanno chiuso il cadavere in una busta, lo hanno nascosto nella loro macchina per qualche giorno, coperto con un grosso scatolone e trasportato fino a Tolentino per liberarsene gettandolo in una scarpata sulle rive del fiume Chienti.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .