Dell’Orletta junior collabora: «Vi spiego i miei affari con papà»

Il figlio del commercialista rosetano risponde a tutte le domande nell’interrogatorio di garanzia La sua versione dei fatti corrisponderebbe in più punti con la ricostruzione della Procura
TERAMO. Ha risposto a tutte le domande del gip e ha fornito la sua ricostruzione dei fatti che, in più passaggi, corrisponderebbe con quella fatta dalla Procura. Daniele Dell'Orletta ieri pomeriggio, assistito dall'avvocato Gaetano Biocca, è comparso davanti al giudice di Teramo Marco Procaccini per l'interrogatorio di garanzia dopo essere stato raggiunto dalla misura cautelare dell'arresto. Il 37enne si trovava a Londra quando l'inchiesta dei pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra su un presunto sistema di illeciti nelle procedure fallimentari è culminata con la richiesta di domiciliari per lui e per il padre, Massimo Dell'Orletta, commercialista rosetano (conosciuto nella sua veste di curatore fallimentare o commissario giudiziale). La magistratura ipotizza nei loro confronti il reato di interesse privato nel fallimento e peculato (un episodio).
Il commercialista, ai domiciliari da una settimana, nell'interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere. Il figlio, rientrato da Londra e costituitosi, ha scelto invece la strada della collaborazione: al giudice ha spiegato i rapporti d'affari con il padre e in più passaggi la ricostruzione dei fatti resa sarebbe coincidente con quanto ipotizzato dai magistrati. Il suo difensore ha chiesto la revoca dei domiciliari: la Procura su questo dovrà dare il suo parere che, alla luce dell'interrogatorio, potrebbe essere positivo. Per il commercialista il gip aveva respinto la revoca della misura e il difensore ricorrerà al Riesame. Nell'inchiesta sono indagati anche un avvocato e un imprenditore e a spiegare il presunto sistema illecito da 1,5 milioni di euro nei giorni scorsi è stata la Finanza che in una nota ha chiarito che «sono state ricostruite alcune operazioni finanziarie ideate e attuate dal professionista nell'ambito di diverse procedure fallimentari iscritte al tribunale di Teramo. Il professionista avvalendosi di società costituite ad hoc in Italia e all'estero, riconducibili a lui e al figlio, avrebbe acquistato, nell'ambito delle predette procedure fallimentari, crediti deteriorati; successivamente, in virtù della propria posizione privilegiata di curatore, avrebbe provveduto, mediante una nuova ripartizione dell'attivo fallimentare, appositamente pilotata, ad assegnare a detti crediti un maggiore valore economico, incassando così, tramite le citate società, consistenti somme di denaro».
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