Dell’Orletta resta ai domiciliari Divieto d’espatrio per il figlio

22 Novembre 2022

Il tribunale del Riesame toglie il braccialetto elettronico al commercialista, ma rimane l’arresto Il congiunto torna libero ma il professionista, che lavora a Londra, per ora non potrà lasciare l’Italia

TERAMO. Il tribunale del Riesame segna un altro passaggio nell’inchiesta sui fallimenti: i giudici aquilani dicono no alla scarcerazione del commercialista rosetano Massimo Dell’Orletta, che resta ai domiciliari ma senza braccialetto elettronico, e rimettono in libertà il figlio Daniele a cui viene notificato un divieto di espatrio per cui non potrà lasciare il territorio italiano. Il professionista, che era ai domiciliari come il padre, lavora a Londra nel mondo della finanza e nel mese di ottobre è rientrato per costituirsi. Così ha deciso ieri il collegio dei magistrati, presieduto da Ciro Riviezzo, che si è pronunciato sui ricorsi presentati dai difensori: gli avvocati Fabrizio Acronzio per il padre e Gaetano Biocca per il figlio. Un provvedimento, quello dei giudici, che si basa sulle esigenze cautelari che, evidentemente, permangono anche per il Riesame.
La Procura (titolari del fascicolo sono i pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra) contesta a padre e figlio le accuse di interesse privato negli atti di un fallimento e un episodio di peculato. Al centro dell’inchiesta, con quattro indagati tra cui un avvocato, sono finite operazioni attuate dal commercialista proprio nella sua veste di curatore fallimentare o commissario giudiziale nell'ambito di procedure fallimentari. In particolare, sempre secondo l’accusa di inquirenti e investigatori tutta da dimostrare, sarebbe emerso che il professionista, avvalendosi di società costituite ad hoc in Italia e all'estero, riconducibili a lui e al figlio, avrebbe acquistato, proprio nell'ambito delle procedure fallimentari, crediti deteriorati e poi, in virtù della propria posizione di curatore, avrebbe provveduto, mediante una nuova ripartizione dell'attivo fallimentare, ad assegnare agli stessi crediti un maggiore valore economico incassando così, tramite queste società, consistenti somme di denaro in un giro d’affari che sarebbe stato quantificato in un milione e mezzo di euro. I crediti deteriorati o prestiti non performanti (in inglese non performing loans, Npl) sono crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Si tratta di crediti delle banche (debiti per gli altri soggetti) per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza sia per l'ammontare dell'esposizione di capitale. I non performing loans nel linguaggio bancario sono chiamati anche crediti deteriorati o crediti inesigibili e si distinguono in varie categorie fra le quali le più importanti sono le sofferenze. Queste posizioni in perdita devono essere integralmente coperte dalle aziende di credito. Possono essere risolte direttamente o le posizioni possono essere cedute a prezzi di saldo, solitamente lotti numerosi a fronte di denaro liquido, a società che studiano la composizione del portafoglio e valutano le probabilità di riscossione.
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