Democrazia diretta e referendum La riforma non piace

16 Ottobre 2018

Il presidente di Demos, Di Marco, boccia la bozza del Comune «Solo staticità e regresso rispetto alle regole già in vigore»

TERAMO . La partecipazione dei cittadini è uno dei cardini del programma dell’amministrazione comunale, ma gli strumenti che sta mettendo a punto la commissione Affari generali per renderla concreta non convincono. Le critiche alla bozza di modifica dello statuto, destinata a introdurre o potenziare gli istituti partecipativi, arriva dal presidente dell’associazione “Demos” e docente universitario di diritto pubblico Carlo Di Marco che della democrazia diretta ha fatto un proprio cavallo di battaglia.
«Dobbiamo rilevare nella proposta statutaria depositata dalla commissione», spiega, «non solo punti di assoluta staticità rispetto al vigente statuto, ma anche veri e propri passi indietro». Il docente si riferisce in primis al referendum. La previsione di solo quello consultivo, tra l’altro già disciplinato da un apposito regolamento, non aggiunge nulla di nuovo. Anzi, fa segnare un arretramento rispetto alle disposizioni in vigore. «Costituisce un autentico regresso prevedere 5mila firme per la richiesta del referendum consultivo che può essere solo di iniziativa popolare», afferma Di Marco, «ora nell’ordinamento se ne prevedono poco più di 4mila, il 9% dell’elettorato attivo». Nella proposta elaborata da “Demos”, già consegnata da tempo all’amministrazione e che sarà illustrata in un incontro pubblico convocato per oggi alle 18 nella sala della Confcommercio a San Nicolò, sono indicate anche le forme referendaria propositiva e abrogativa con limiti alla raccolta delle sottoscrizioni fissati rispettivamente al sei e al due per cento del corpo elettorale.
«È un regresso incredibile», continua Di Marco, «prevedere che le firme possono essere raccolte solo dopo il giudizio di ammissibilità di una triade di “esperti” di nomina consiliare non meglio identificati». Lo stesso vale, secondo il docente, per l’abrogazione del consiglio comunale dei ragazzi. «Mancano l’obbligo per il Comune di esercitare le pratiche dell’urbanistica partecipata, del bilancio partecipativo e della giunta itinerante», insiste Di Marco, «mancano orientamenti e indicazioni sulla natura dei comitati di quartiere che noi proponiamo come organi eletti a suffragio universale, aventi nell’assemblea di quartiere il principale strumento deliberativo e decisionale». Non c’è neppure «un regolamento organico sulla democrazia partecipativa per l’attuazione degli istituti che in linea di principio devono essere posti dalla normativa statutaria». La bozza presentata, insomma, sembra il frutto di «un distratto copia-incolla più che di una riflessione autentica e cosciente». (g.d.m.)
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