Derivati, le banche in Appello contro il rimborso da 2,1 milioni

22 Maggio 2024

Gli istituti di credito impugnano la sentenza di primo grado che li condanna a risarcire il Comune  I contratti sottoscritti nel 2006 sono stati annullati. Per i giudici andavano approvati dal consiglio 

TERAMO. Ci sarà un nuovo giudizio sui cosiddetti “derivati”. Le due banche condannate in primo grado a restituire al Comune 2,1 milioni di euro per i contratti finanziari ritenuti irregolari hanno deciso infatti di presentare appello. È quanto si evince dalla delibera con cui la giunta ha deciso di costituirsi nel processo tramite un legale cui ha affidato l’incarico di promuovere e tutelare le ragioni dell’ente nel caso in questione. Si tratta del legale pescarese Duilio Manella che già si è occupato della vicenda nella fase di mediazione tra il Comune e le due banche e nel giudizio di primo grado. Nel processo celebrato a Roma e che si è chiuso a dicembre gli istituti di credito sono stati condannati a risarcire poco più di un milione di euro all’ente per i contratti, noti anche come swap, sottoscritti nel 2006. Con quell’operazione l’amministrazione si assicurò risorse fresche per oltre 16 milioni da restituire a rate in vent’anni con l’aggiunta degli interessi. Fino al 2015 il Comune ha versato quote arrivate anche a 400mila euro l’anno per rientrare dal prestito. I pagamenti, però, sono stati sospesi a seguito dell’impugnazione dei contratti da parte dell’amministrazione che li riteneva viziati. Nel contenzioso, aperto otto anni fa, è stato rilevato tra l’altro che l’attivazione degli swap risultava illegittima perché deliberata dalla giunta e non dal consiglio.
In attesa dell’esito del giudizio il Comune ha dovuto accantonare circa 200mila euro l’anno a copertura della spesa in caso di soccombenza. Il tribunale romano, però, ha dato ragione all’ente citando anche una sentenza della Corte di Cassazione secondo cui il via libera alla sottoscrizione dei contratti derivati andava dato con il voto in consiglio comunale, per cui non era sufficiente la sola delibera di giunta. È stata accolta in sostanza la tesi dell’amministrazione e che era sostenuta all’epoca della stipula degli accordi con le due banche dall’opposizione di cui faceva parte l’attuale sindaco Gianguido D’Alberto. Per i due istituti di credito, però, ci sono gli estremi per ribaltare il primo giudizio ed evitare l’esborso.
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