Detenuta salvata dal suicidio picchia le agenti e devasta la cella

19 Ottobre 2024

La donna con patologie psichiatriche nei giorni scorsi ha aggredito altre recluse e danneggiato arredi Da poco è stata trasferita da Rebibbia, deve scontare 16 anni per aver ucciso a coltellate il fidanzato 

TERAMO. Nel carcere più sovraffollato l’Abruzzo, la gestione quotidiana diventa emergenza. Tra sventati suicidi e agenti aggrediti.
L’ultimo caso nella giornata di giovedì con una detenuta che ha tentato il suicidio con una corda alle inferriate della cella, le agenti che sono riusciti a salvarla e la donna, con patologie psichiatriche, che ha aggredito le poliziotte colpendo una di loro con una testata al volto e ha devastato la cella. Nei giorni precedenti la stessa detenuta, giunta da Rebibbia, ha aggredito altre recluse. La donna deve scontare 16 anni per l’omicidio del fidanzato ucciso a coltellate nel 2017 in una cittadina del Lazio.«Una giornata di follia» non esita a definirla Giuseppe Pallini, segretario provinciale del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. «La donna arrivata un mese fa dal carcere di Rebibbia da dove è stata trasferita per motivi di ordine e sicurezza», aggiunge il sindacalista, «si è resa protagonista di molti atteggiamenti e comportamenti violenti e aggressivi: non c’è stato giorno in cui non abbia aggredito altre recluse, danneggiato arredi e compiuto gesti autolesionisti tanto che qualche giorno fa era stata ricoverata in ospedale con proposta di Tso. Il dato oggettivo è che la polizia penitenziaria la deve gestire 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno senza adeguati mezzi di contenzione e soprattutto di preparazione». Pallini ricorda che più volte è stato sollecitato ai vertici del provveditorato regionale penitenziario di Roma, da cui dipende l’Abruzzo e alla magistratura il trasferimento della detenuta in una struttura sanitaria idonea ma senza ottenere risposta. «Cosa deve ancora accadere», si chiede Pallini, «affinchè chi di dovere prenda provvedimenti a tutela degli operatori e della stessa detenuta?». Sul caso interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe che torna ad evidenziare la questione dei detenuti con problematiche psichiatriche: «Questa è una delle emergenze di tutte le carceri italiane. Con la scellerata ed improvvida chiusura nel 2015 degli ospedali psichiatrici giudiziari e il passaggio alle Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, i posti a disposizione per ospitare detenuti con questi disagi non sono sufficienti».(d.p.)
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