Detenuto evaso, i complici non rispondono

La compagna è accusata di aver comprato gli attrezzi per la fuga, gli altri due di averli consegnati
TERAMO. I presunti tre complici del detenuto albanese evaso da Castrogno si avvalgono della facoltà di non rispondere davanti al giudice. Nel carcere teramano è detenuta la compagna romena dell’uomo (difesa dall’avvocato Maurizio Cacaci che da tempo assiste anche il detenuto), mentre in quello di Fermo sono reclusi gli altri due arrestati: un connazionale della donna e un connazionale dell’evaso. I tre sono stati arrestati in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Roberto Veneziano su richiesta del pm Davide Rosati.
Secondo l’accusa i tre avrebbero aiutato nell’evasione il 39enne albanese Roland Dedja, detenuto per questioni legate a spaccio di droga, e poi lo avrebbero coperto nei giorni successivi. L’uomo tredici anni fa era già fuggito da un altro carcere, in questo caso Pisa, calandosi con un lenzuolo. A Teramo lo ha fatto con una imbracatura e una corda da rocciatore acquistati dalla compagna su internet e poi consegnati dagli altri due complici mediante una sorta di filo guida inviato dall’esterno. Era recluso al terzo piano dell’edificio in una cella in cui al momento era solo. Avrebbe tagliato le sbarre della finestra del bagno della cella utilizzando i cosiddetti “capelli d’angelo”, ovvero dei fili di ferro diamantati usati proprio per tagliare il ferro e risultati acquistati online sempre dalla compagna. L’uomo ha aperto un varco piccolissimo da cui è riuscito a passare calandosi poi per oltre 15 metri con la corda fino all’esterno dove i due complici lo aspettavano su una vettura.(d.p.)

