Deve scontare 8 anni, Di Giacinto in cella

13 Settembre 2019

Il commerciante ed ex campione di motociclismo arrestato dopo le condanne diventate definitive per bancarotta e truffa

GIULIANOVA. Da qualche mese era irrintracciabile. C’è voluto il minuzioso lavoro dei poliziotti della volante per scovarlo in alcuni locali vicino alla stazione ferroviaria di Giulianova. L’ex campione italiano di motociclismo Erasmo Di Giacinto, 68 anni, da ieri mattina è in carcere perché deve scontare otto anni per bancarotta e truffa in esecuzione di due ordini di carcerazione emessi dalla procura generale della corte d’appello dell’Aquila e della Procura di Teramo. Di Giacinto è stato rintracciato dagli uomini della Volante diretti dal commissario Patrizia Corvaglia, in collaborazione con la squadra mobile e la Polfer. Nel 2010 l’ex campione venne arrestato nell’ambito di una indagine della Finanza per bancarotta, ma successivamente il suo nome è comparso molte altre volte in indagini per truffa sempre collegate alla sua attività di rivenditore di moto. Nel 2017 il tribunale di Teramo lo ha condannato a 3 anni e 9 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta e documentale relativa al fallimento della MotoAbruzzo srl, società di rivendita di motocicli con sede operativa a Giulianova e sede legale a Martinsicuro. Di Giacinto, secondo le accuse, avrebbe distratto beni della società fallita destinati al risarcimento dei creditori. In precedenza, sempre in primo grado, era stato condannato a cinque anni per la bancarotta di un’altra società da lui amministrata e quattro per truffa.
Nel 2014, infatti, l’ex campione era stato condannato a quattro anni al termine di un processo nato da un’inchiesta partita dopo svariate denunce. L’accusa gli contestava di aver intascato i soldi di decine di clienti che avrebbero pagato per comprare delle moto che però non sarebbero mai state consegnate. Dieci quelli che si erano costituiti parte civile nel processo e per cui il magistrato non aveva stabilito nessuna provvisionale immediatamente esecutiva ma un risarcimento danni da definirsi in sede civile. Nel corso delle indagini i clienti avevano denunciato alla guardia di finanza che, a seguito della stipula di un contratto per l’acquisto di una motocicletta, avrebbero consegnato a volte somme di denaro a titolo di anticipo mentre altre volte avrebbero pagato per intero il prezzo del motociclo senza che quest’ultimo venisse mai consegnato anche dopo diversi mesi e in alcuni casi dopo più di un anno di inutile attesa dalla stipula del contratto. Ma la Finanza aveva denunciato anche un altro sistema che l’ex campione avrebbe escogitato. Le Fiamme Gialle scrivevano in una nota diffusa all’epoca dei fatti «all’ignaro cliente che si rivolgeva al concessionario per l’acquisto del motociclo, oltre all’anticipo versato a titolo di caparra, veniva fatto sottoscrivere un finanziamento con il risultato che il cliente si ritrovava a pagare le rate del finanziamento, regolarmente incassato dal concessionario, senza ricevere la motocicletta acquistata».
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