Dg Capital Service, confermati i 79 licenziamenti a fine anno

Ieri l’incontro in Provincia, l’azienda propone il pagamento di un incentivo per le uscite volontarie La Cgil: «Dovranno decidere i lavoratori». I Cobas: «Niente accordo, andremo in tribunale»
CASTELLALTO. Il 31 dicembre i 79 dipendenti della Digital Capital Service saranno licenziati. L’azienda di Castelnuovo Vomano ieri mattina al tavolo delle relazioni industriali della Provincia, ha confermato le procedure di licenziamento del l'intero organico aziendale per cessazione attività.
Si tratta in massima parte di lavoratori provenienti da Bangladesh, India e da diversi Paesi africani che si occupano del riciclo della plastica. Ma la Dg Capital Service, avendo perso la commessa principale per conto di un consorzio, ha deciso di chiudere.
Dopo il mancato accordo al tavolo sindacale, ieri si è svolto il terzo incontro in Provincia, al tavolo del servizio relazioni industriali e l'azienda si è detta disponibile ad un incentivo all’esodo e, laddove le condizioni di mercato lo consentissero, all’eventuale reimpiego di lavoratori in aziende collegate al gruppo. La parte sindacale rappresentata da Mirko D’Ignazio, segretario Fiom Cgil e da Alberto Di Battista, vicesegretario Ugl, ha rappresentato l'esigenza di ascoltare i lavoratori su questa ipotesi. E' stata fissata una nuova riunione per il 7 novembre. A latere del tavolo, Pierluigi Babbicola, funzione del servizio, ha informato dell’andamento della trattativa anche una delegazione dei sindacati di base Cobas per il lavoro privato: non hanno potuto partecipare all’incontro perchè non si sono costituti al momento dell’apertura della mobilità, nell’agosto scorso.
«Nell’eventuale accordo l’incentivo all’esodo varierebbe a seconda della posizione di ciascun lavoratore che sceglie di uscire volontariamente», spiega D’Ignazio, «l’azienda vuole farlo in quanto risparmierebbe sui contributi de deve versare all’Inps. Ora devono decidere i lavoratori, sapendo che l’accordo prevede l’impossibilità di impugnare i licenziamenti». Dopo il licenziamento i lavoratori prenderanno la Naspi per un anno e mezzo o per due anni, a seconda dell’anzianità di servizio.
Sulla possibilità di riassorbimento di parte dei lavoratori in una delle aziende del gruppo, allo stato, a parte questa ventilata possibilità, non c’è nulla di più concreto.
I Cobas per il lavoro privato criticano la decisione dell’azienda ma anche il modus operandi dei sindacati. «I sindacati ci hanno tenuto nascosto l'avvio di licenziamenti», dichiara Diane Gail Calvarese, «non si sono preoccupati nemmeno di fare un’assemblea in azienda. Invece, per quanto riguarda l’impresa, ribadiamo che il lavoro c'è in quell'azienda. Respingiamo al mittente i licenziamenti, invitiamo i lavoratori a non firmare alcun accordo. Noi procederemo sicuramente a impugnarli».
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