Di Bonaventura, chiesta la sorveglianza speciale

È un esponente del movimento anarchico, parte l’istanza al tribunale aquilano Secondo la polizia «è pericoloso per la sicurezza pubblica». Ma la difesa contesta
TERAMO. La Procura dell’Aquila, su istanza della questura teramana, ha chiesto l’applicazione della misura della sorveglianza speciale per Gianluigi Di Bonaventura, teramano esponente del movimento anarchico e del gruppo del campetto occupato di Giulianova.
Alla base dell’istanza, che se accolta prevede l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza, c’è quella che negli atti depositati viene definita «una pericolosità per la sicurezza pubblica». L’istanza ieri mattina è stata discussa nel corso di un’udienza che si è svolta al tribunale aquilano, sezione penale e misure di prevenzione. I giudici si sono riservati e il procedimento dovrebbe essere depositato nei prossimi giorni. Di Bonaventura, 39 anni, è assistito dall’avvocato Filippo Torretta che nel corso dell’udienza di ieri ha contestato la richiesta e in particolare i provvedimenti messi alla base. Nella corposa richiesta vengono evidenziate anche alcune manifestazioni tra cui quella del 29 dicembre scorso organizzata in segno di solidarietà per Alfredo Cospito, l’anarchico pescarese detenuto in regime di 41 bis da tempo in sciopero della fame contro il carcere duro. «L’esposizione degli “episodi violenti”», scrive l’avvocato, « in realtà non fa altro che ribadire come i fatti attribuiti a Di Bonaventura siano di scarsa gravità penale, tanto che lo stesso deve rispondere dei reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, omesso avviso di riunione in luogo pubblico, violenza privata, invasioni di terreno e accensioni pericolose. Nulla di pericoloso per la sicurezza e la tranquillità pubbliche. Le sentenze di condanna sono tutte a pene miti, per atti che evidentemente sono stati ritenuti dal tribunale di non rilevante gravità». E aggiunge: «Ne deriva che è dato cogliere nella richiesta formulata dalla questura una eccessiva enfatizzazione della concreta portata dei fatti su cui si fonda il giudizio di pericolosità sul quale probabilmente ha pesato il clima creatosi intorno alla notoria iniziativa portata avanti dal detenuto Alfredo Cospito. Indubbialmente, Di Bonaventura pare essere un simpatizzate “attivo” del pensiero anarchico (il che non costituisce ipotesi di reato), ma gli episodi delittuosi attribuitigli, con la loro esigua rilevanza, al contrario ne evidenziano la sua sostanziale innocuità». Nella memoria difensiva sono allegate delle certificazioni su attività socialmente utili svolte da Di Bonaventura con riferimento alla sua professione di apicoltore.(d.p.)
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