Di Bonaventura: «D’Alberto sminuisce le iniziative altrui»

TERAMO. I progetti da far finanziare con i soldi del Recovery fund creano tensioni tra gli amministratori teramani. Al presidente della Provincia Diego Di Bonaventura non è piaciuta l’intervista al...
TERAMO. I progetti da far finanziare con i soldi del Recovery fund creano tensioni tra gli amministratori teramani. Al presidente della Provincia Diego Di Bonaventura non è piaciuta l’intervista al Centro del sindaco Gianguido D’Alberto, che parlando della cabina di regia da lui creata ha detto di puntare a «progetti di area vasta unitari, condivisi e cantierabili», anche per evitare le discussioni che si sono accese nell'ambito dell'iniziativa promossa dalla Provincia.
In replica Di Bonaventura ha inviato una nota che recita: «In Italia ci sono dieci città metropolitane, che quindi sovrintendono su un’area vasta, individuate per legge. E in questo elenco non c’è Teramo, ovviamente. Abbiamo sempre sostenuto la necessità per il capoluogo di recuperare un ruolo centrale ma farei attenzione a non creare confusione in un momento nel quale cittadini e comunità sono allo stremo. In Provincia abbiamo seguito il percorso istituzionale del tavolo di coordinamento della Regione che assegna a Province e Anci un ruolo di ascolto e coordinamento sui territori. E noi questo abbiamo fatto. Il Comune di Teramo è stato il primo ad essere coinvolto. Ora, sminuire il percorso fatto da altri – e da altri Comuni che si sono aggregati e che per arrivare a definire i loro progetti i tavoli li hanno aperti eccome, coinvolgendo associazioni ed esperti – mi pare poco utile».
Di Bonaventura sottolinea gli aspetti positivi della sua iniziativa: «Venti progetti presentati da Comuni, molti dei quali riuniti in consistenti aggregazioni. Si torna a progettare, a confrontarsi, a discutere del futuro. La Provincia, che comunque ha convocato decine di incontri in questi mesi anche se in remoto, non ha alcuna pretesa di entrare nel merito della libera iniziativa degli enti locali: i progetti, lo dicono le regole del Recovery, devono essere cantierabili. Su questo aspetto si giocherà la partita. E sui tempi. L’animazione dei tavoli e l’ascolto sono il metodo che abbiamo seguito ma certo questo processo sta per terminare perché l’agenda nazionale ed europea ne impone altri molto stringenti».
Il presidente conclude: «Forse non tutti i progetti saranno condivisi da tutti, ma nemmeno possiamo correre il rischio di perdere questo treno mentre torniamo a dividerci su distinguo non sempre chiaramente identificabili e giustificati. La competizione, leale, dovremmo farla con altri territori, non al nostro interno. Mi auguro che questo proficuo confronto porti presto a una sintesi, a una reale collaborazione fra enti e istituzioni locali».(d.v.)

