Di Bonaventura «Difendo i cittadini dall’inquinamento»

11 Agosto 2016

GIULIANOVA. «È necessario prima di tutto tutelare la salute del territorio e dei cittadini e poi, semmai, si pensa al patrimonio pubblico del Cirsu, anche se il consorzio è stato ormai dichiarato...

GIULIANOVA. «È necessario prima di tutto tutelare la salute del territorio e dei cittadini e poi, semmai, si pensa al patrimonio pubblico del Cirsu, anche se il consorzio è stato ormai dichiarato fallito». Non si fa attendere la replica di Diego Di Bonaventura, sindaco di Notaresco, agli attacchi dei suoi colleghi soci del Cirsu, i quali lo avevano accusato di sponsorizzare un impianto privato a Mosciano che utilizzi tecnologia di “digestione anaerobica” invece di supportare il patrimonio pubblico del Cirsu. «Per tutelare il mio territorio e anche quello di Roseto, Morro D’Oro, Giulianova e Mosciano», spiega Di Bonaventura, «ho scritto ai curatori fallimentari del Cirsu, alla Regione, all’Arta e alla società privata che gestisce l’impianto per conoscere lo stato di attuazione dei lavori di adeguamento degli impianti per il trattamento dell’organico. Nella stessa lettera ribadisco, come già fatto in tutte le sedi, la mia contrarietà rispetto al provvedimento di riapertura dell’impianto che tratta l’organico in assenza di necessario adeguamento tecnologico. Nello stesso documento c’erano prescrizioni da rispettare ed è preciso diritto della nostra collettività sapere se questi obblighi siano stati assolti, affinché, considerato che siamo in piena stagione turistica, siano scongiurate le note “emissioni odorigene” e i possibili sversamenti a tutela della salute pubblica».

Ma il sindaco di Notaresco attacca i colleghi anche su un altro aspetto: il fatto che Cirsu sia stato dichiarato fallito e dunque gli impianti di Grasciano siano già gestiti attualmente da un privato. «Noi sindaci Cirsu», continua, «ad oggi siamo soci del nulla; chi sostiene il contrario contribuisce solo ad alimentare la confusione e a portare in canzone i cittadini, ormai esasperati da una triste e nota vicenda che si trascina da circa trent’anni. Quando i quattro sindaci all’unisono - ma non voglio pensare che, in questo caso, ci sia una regia che invece esula dagli interessi pubblici - mi accusano a sproposito di avvantaggiare iniziative private non sanno che l’impianto già oggi è gestito da privati? Per quanto mi riguarda, non permetterò più scempi nella mia vallata: o il sito viene utilizzato per il recupero dei materiali riciclabili o possiamo chiudere qui il discorso». Secondo Di Bonaventura, infatti, «quegli impianti non possono più trattare l’organico perché sono inadeguati e obsoleti, altrimenti c’è il rischio concreto che si producano sversamenti di percolato, contaminazioni del terreno e infiltrazioni nella falda acquifera. E non esiste funzionario o ufficio regionale che possa arrogarsi il diritto di trasformare il mio comune in immondezzaio d’Abruzzo». (mt)

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