Di Bonaventura: «Ricostruzione in ritardo di tre anni»

1 Settembre 2019

TERAMO. «Le buone notizie, purtroppo, non confortano sul piano sostanziale. Siamo in ritardo di tre anni, ci vuole un cambio di approccio dal locale al nazionale altrimenti persone e imprese ci...

TERAMO. «Le buone notizie, purtroppo, non confortano sul piano sostanziale. Siamo in ritardo di tre anni, ci vuole un cambio di approccio dal locale al nazionale altrimenti persone e imprese ci abbandonano». In vista del prossimo comitato istituzionale per la ricostruzione, fissato per mercoledì, il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura torna a denunciare i ritardi e a chiedere un lavoro di squadra migliore fra pubblico e privato, un maggiore coinvolgimento dei tecnici nel processo della ricostruzione, un’attenzione nuova e diversa da parte del Governo rispetto ad una questione che investe l’intero Centro Italia.
Nel suo intervento Di Bonaventura sottolinea come «ad essere sotto schiaffo» sia la ricostruzione privata. «È su questa che bisogna velocemente recuperare il tempo perduto», sottolinea, «Non si può non apprezzare il rinforzo di personale all’ufficio speciale della ricostruzione ma siamo in ritardo di tre anni. Come si recupera questo ritardo? Al momento non c’è una risposta chiara né univoca. Le procedure hanno dei colli di bottiglie e anche con 100 pratiche l’anno, ultime previsioni ascoltate, con le 13mila richieste attese sulla base delle ordinanze ci vorranno comunque 13 anni. La comunità non se lo può permettere». Da qui la necessità di agire anche a livello locale «avviando un dialogo operoso fra l’Usr e i tecnici privati che in questi mesi sono stati chiamati in causa molte volte perché sbaglierebbero le procedure». Il presidente della Provincia pensa a «piccole azioni concrete, come incontri periodici sugli aspetti più controversi, una maggiore e migliore informazione, un rapporto più stretto e diretto con gli interessati e anche con i 48 tecnici assegnati ai Comuni». A confermarne la necessità, per Di Bonaventura, sarebbero gli stessi numeri. «Nel rapporto del commissario straordinario aggiornato a maggio 2019, si legge che in Abruzzo sono state presentate 1364 richieste, 85 accolte e 34 respinte. Fatte le dovute proporzioni, tutte e quattro le Regioni sono in questa situazione», conclude, «Si evidenziano due problemi, il primo sul numero delle richieste presentate e il secondo sul numero delle richieste respinte. I tecnici privati non sono bravi o ci sono controversie interpretative? La ricostruzione si fa insieme, è un processo complesso e collettivo che investe sia il pubblico sia il privato: se non si dialoga non si ricostruisce, se non si condivide la ricostruzione si paralizza».