Di Egidio: «Resto disponibile a fare gli interventi al Mazzini»

1 Settembre 2018

Il radiologo da un mese è primario a Pescara, la Asl per trattare l’ictus si è convenzionata con L’Aquila «Fiero di essere teramano ma vogliono lasciare Teramo ospedale di primo livello e sono andato via» 

TERAMO. «Sono teramano e fiero di esserlo». L’addio di Vincenzo Di Egidio al Mazzini fa ancora parlare. In ospedale, in città e non da ultimo nelle aule dei tribunali. E allora l’ex primario radiologo del Mazzini, da un mese ormai del Santo Spirito di Pescara, vuole mettere un punto fermo e spiegare i motivi delle sue scelte.
Fondamentalmente i motivi di polemica sono due. Innanzitutto il braccio di ferro davanti al giudice del lavoro, in quanto la Asl non gli ha concesso l’aspettativa di sei mesi (come direttore di unità operativa complessa) a partire dal 1° agosto, quando ha assunto l’incarico a Pescara. Il medico ha impugnato la decisione e lunedì scorso si è tenuta l’udienza davanti al giudice del lavoro.
Secondo motivo: la convenzione con l’ospedale dell’Aquila per eseguire il trattamento endovascolare di ictus e aneurismi – in cui Di Egidio è un riferimento ben oltre in confini regionali – quando l’unico radiologo in grado di eseguirli al Mazzini, Edoardo Puglielli, non è in servizio. Polemiche perchè Teramo che finora ha fatto scuola in tutta Italia ora è senza il servizio. Peraltro la radiologia interventistica lavora a stretto contatto con la neurochirurgia, che in qualche modo può risentire dell’assenza del servizio. Timori, inoltre, perchè interventi del genere – non a caso si chiamano patologie tempo-dipendenti – vanno eseguiti entro 6, massimo 12 ore a seconda dei casi e inviare il paziente all’Aquila significa impiegare tempo prezioso. Meglio forse sarebbe stato se i medici aquilani fossero venuti i Teramo in caso di emergenze.
Al riguardo Di Egidio non si pronuncia ma precisa: «Io rimango a disposizione, comunque, per qualsiasi tipo di soluzione nell'interesse della salute pubblica collettiva». Infatti Di Egidio chiarisce di aver offerto al direttore generale Roberto Fagnano la possibilità di mantenere un consulenza come fece quando lasciò una prima volta, anni fa, il Mazzini per diventare primario a Pescara. A questo proposito spiega: «Sono poi tornato a Teramo in quanto l'ospedale ha tutte le specialità per essere accreditato di secondo livello. In realtà mi sono reso conto che si sta lavorando per un hub di primo livello, a differenza del secondo livello che è specializzato per patologie tempo-dipendenti di cui mi occupo. Eppure gli altri ospedali d'Abruzzo hanno solo la densità metropolitana ma non hanno nello stesso ospedale tutte le specialità che ha Teramo. Ho letto che sull'atto aziendale l'ospedale è di primo livello, mentre quello di Pescara è di secondo. Da qui la decisione di partecipare a un concorso pubblico e poi di andare a Pescara. Questo non elimina il fatto che volevo prendere del tempo per capire che potesse accadere in futuro, da qui la scelta di chiedere l'aspettativa, sollecitato da alcuni colleghi e cittadini in modo da non chiudere la porta definitivamente con il Mazzini. Tant'è che ho offerto al direttore generale una consulenza con un obiettivo duplice: intervenire in prima persona nell'esecuzione degli interventi in emergenza e formare due giovani neuroradiologi».
Vincenzo Di Egidio mantiene un low profile ma fra le righe si percepisce chiaramente come la pensa. «Sono stati fatti molti concorsi: alcuni di quelli per dirigenti medici sono andati deserti mentre sulle nomine di dirigenti di struttura complessa vorrei sapere quanti alla fine sono rimasti a Teramo. Quindi nell'ambito del contenzioso probabilmente c'è la risposta, a un occhio attento, del malumore che serpeggia fra molti medici dell'ospedale di Teramo», conclude seccamente. (a.f.)
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