Di Francesco, c’è la confisca della villa

Dopo il sequestro dell’immobile scatta il nuovo provvedimento per l’imprenditore teramano ex editore televisivo
TERAMO. Il decreto del tribunale dell’Aquila, competente per le misure di prevenzione patrimoniali e di sorveglianza speciale, arriva esattamente tre mesi dopo il sequestro dello stesso immobile: è con un provvedimento che porta la data del 29 luglio scorso che i giudici hanno disposto la confisca della villa dell’imprenditore teramano Aldo Di Francesco, immobiliarista ed ex editore televisivo. L’edificio, che si trova a Fonte Baiano, secondo la guardia di finanza ha un valore commerciale di un milione e 400mila euro.
Il tribunale (presidente Alessandra Ilari, a latere Monica Croci eTommaso Pistone) ha dunque accolto la richiesta della Procura teramana (pm titolare del fascicolo Greta Aloisi) non solo per la misura patrimoniale, e dunque disponendo la confisca, ma anche per la misura di prevenzione personale. I giudici aquilani, infatti, hanno disposto per l’imprenditore teramano la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di tre anni. Si tratta di misure, sia quella patrimoniale sia quella personale, previste nell’ambito del decreto legislativo 159, il cosiddetto codice delle leggi antimafie applicato dal tribunale dell’Aquila.
Secondo l’accusa della Procura teramana (indagini portate avanti dal nucleo di polizia economico finanziaria del comando provinciale della guardia di finanza diretto dal colonnello Gianfranco Lucignano) l’immobile, messo all’asta da Equitalia per il recupero dei debiti tributari accumulati dalle società di cui negli anni scorsi l’imprenditore era amministratore unico, sarebbe rientrato nella disponibilità di Di Francesco tramite un prestanome. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione fornita dalla Finanza, si era aggiudicato all’asta l’immobile al terzo esperimento di vendita per un importo di 405mila euro e subito dopo lo aveva fatto confluire a titolo gratuito in un fondo patrimoniale, un cosiddetto trust, appositamente costituito e, sempre secondo le Fiamme Gialle, riconducibile a persone all’epoca dei fatti vicine all’imprenditore. Contro la misura del sequestro della villa l’imprenditore aveva fatto ricorso, ma i giudici aquilani lo hanno respinto disponendo la confisca dell’immobile di Fonte Baiano.
Nel decreto di confisca della villa e dell’applicazione della misura della sorveglianza speciale disposto dal tribunale dell’Aquila si fa riferimento a due condanne per bancarotta fraudolenta di Di Francesco: la prima, a un anno e cinque mesi, risale al 2008 per fatti avvenuti nel 2006 e la seconda, a due anni, risale al 2018 per fatti avvenuti nel 2015. Entrambe le sentenze sono passate in giudicato. A maggio Di Francesco è stato rinviato a giudizio per il caso della lite a colpi di acido con il costruttore teramano Carlo Cerino: entrambi sono a processo con l’accusa di lesioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

