Di Gennaro costruzioni verso il fallimento

L’assemblea dei creditori rifiuta la proposta di pagamento dei debiti: su un passivo di 60 milioni ce ne sono solo 25 di attivo
TERAMO . No al concordato preventivo della Di Gennaro costruzioni di Tortoreto. Lo ha espresso l’assemblea dei creditori, che dalla data dell’adunanza hanno avuto 20 giorni per votare. Ieri scadevano i termini ed è trapelato che la maggioranza non ha votato a favore. Pare sia stato determinante il veto delle banche.
L’ufficialità ci sarà stamattina quando i commissari giudiziali presenteranno la propria relazione al giudice delegato Giovanni Cirillo. Sarà poi il giudice a decidere il futuro della procedura. Con ogni probabilità, visto che c’è una istanza di fallimento che l’avvio del concordato preventivo ha “congelato”, questa riprenderà il proprio iter e dunque si arriverà al fallimento della storica azienda dei fratelli Serafino e Flavio Di Gennaro, che il 30 settembre 2015 hanno presentato in tribunale una domanda per un concordato liquidatorio con cessione beni "pro soluto".
Che i creditori potessero non approvare il concordato preventivo era una possibilità concreta. Il principale nodo riguarda il soddisfacimento dei creditori, che si attesta su percentuali molto basse. Intanto non si applica la nuova legge che fissa in almeno il 20% il soddisfo ai creditori chirografari, in quanto la domanda è stata presentata in vigenza della vecchia. Ma non basta. Nella relazione presentata prima dell’adunanza dai commissari Nicola Rossi e Carlo Del Torto si evince che le stime originarie presentate dalla società al momento della domanda sono state radicalmente riviste. Alla fine dall’ampia attività di accertamento delle poste attive versate nel piano concordatario in particolare quelle relative ai cespiti immobiliari, è risultata una differenza al ribasso di 9 milioni 175mila euro rispetto alle stime della società. Da qui la necessità di una prima modifica alla proposta della società: i creditori privilegiati, muniti di privilegio, pegno o ipoteca hanno visto ridotta parte del loro credito dal rango di privilegio a chirografo. I crediti ipotecari, in capo soprattutto a banche, sono così scesi da 28 a 20 milioni. La modifica ha formato anche delle classi di creditori e alla fine è scaturito che i chirografari avrebbero avuto un soddisfo pari a zero. Da qui una seconda proposta e in questo caso sono stati degradati crediti tributari, Iva e ritenute fiscali in chirografari.
Alla fine di tutte queste operazioni il passivo è risultato di 59 milioni 749mila euro e l’attivo di 25 milioni 629mila euro. E alla fine l’ultima proposta ai creditori è stata il pagamento integrale delle spese di giustizia ed esecuzione del concordato (2 milioni 783mila), dei creditori ipotecari (20 milioni 897mila) e dei dipendenti (309mila) e altri creditori privilegiati al 28% (421mila euro). I 39 milioni e passa di crediti chirografari (compresi i crediti degradati) invece, sarebbero stati soddisfatti al 3,22% cioè con un milione 279mila euro (in 5 anni). Proposta rifiutata dalla maggioranza dei creditori.
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