Di Gennaro nelle mani dei creditori

Domani si deciderà se avviare il gruppo immobiliare al fallimento. Effetto scatenante del crollo l’investimento “Orsini 63”
TERAMO. E’ il concordato preventivo più cospicuo avviato in provincia di Teramo. E domani passerà sotto le forche caudine dell’adunanza dei creditori.
Si tratta del crac della tortoretana Di Gennaro costruzioni, dei fratelli Serafino e Flavio Di Gennaro, che il 30 settembre 2015 hanno presentato in tribunale una domanda per un concordato liquidatorio con cessione beni "pro soluto". E dopo quasi due anni di lavoro dei commissari giudiziali nominati dal giudice delegato Giovanni Cirillo, il commercialista Nicola Rossi e l’avvocato Carlo Del Torto, domani sarà il momento in cui i creditori diranno la loro, accettando il piano, e quindi dando il via all’omologa da parte del giudice, o rifiutandolo e quindi aprendo la strada del fallimento. A dire il vero i creditori potranno esprimere il proprio voto nell’arco di 20 giorni.
Non è scontato che ci sarà un’approvazione. Il principale nodo riguarda il soddisfacimento dei creditori, che si attesta su percentuali molto basse. Intanto non si applica la nuova legge che fissa in almeno il 20% il soddisfo ai creditori chirografari, in quanto la domanda è stata presentata in vigenza della vecchia.
Ma non basta. Nella dettagliata relazione presentata da Rossi e Del Torto si evince che le stime originarie presentate dalla società al momento della domanda sono state radicalmente riviste.
E’ stato fatto un lavoro certosino nell’inventario dei beni mobili materiali ed immobili in dotazione del concordato, con una serie di pareri. Lavoro seguito passo passo dal giudice delegato. E alla fine dall’ampia attività di accertamento delle poste attive versate nel piano concordatario in particolare quelle relative ai cespiti immobiliari, è risultata una differenza al ribasso di 9 milioni 175mila euro rispetto alle stime della società. Da qui la necessità di una prima modifica alla proposta della società: i creditori privilegiati, muniti di privilegio, pegno o ipoteca hanno visto ridotta parte del loro credito dal rango di privilegio a chirografo. I crediti ipotecari, in capo soprattutto a banche, sono così scesi da 28 a 20 milioni. La modifica ha formato anche delle classi di creditori e alla fine è scaturito che i chirorgrafari avrebbero avuto un soddisfo pari a zero. Da qui una seconda proposta e in questo caso sono stati degradati crediti tributari, Iva e ritenute fiscali in chirografari. Alla fine di tutte queste operazioni il passivo è risultato di 59 milioni 749mila euro e l’attivo di 25 milioni 629mila euro.
E alla fine l’ultima proposta ai creditori riguarderà il pagamento integrale delle spese di giustizia ed esecuzione del concordato (2 milioni 783mila), dei creditori ipotecari (20 milioni 897mila) e dei dipendenti (309mila) e altri creditori privilegiati al 28% (421mila euro). I 39 milioni e passa di crediti chirografari (compresi i crediti degradati) invece, verranno soddisfatti al 3,22% cioè con un milione 279mila euro (in 5 anni). Questo il nocciolo della relazione dei commissari giudiziali, i quali «rimettono ai creditori stessi le scelte che riterranno opportune in sede di valutazione».
Nella relazione si legge anche un’analisi dei meccanismi che hanno portato un colosso del mercato immobiliare allo stato di crisi. La difficilissima situazione di difficoltà economico-finanziaria, sostiene la debitrice «è originata dalla più ampia e generale crisi del Paese, in special modo il settore edilizio e delle costruzioni. E tale crisi è stata acuita dalla sottoscrizione (anno 2014) di contratti preliminari di vendita e di contratti di locazione». Il riferimento è a un’operazione che ha riguardato il complesso di Giulianova “Orsini 63” per cui si sono da poco conclusi disposti dal tribunale. I commissari aggiungono nelle concause del crac l’eccessivo indebitamento (mutui per 28 milioni di euro e operazioni critiche come appunto l’investimento del complesso “Orsini ’63”, considerato dalla stessa debitrice l’ «effetto scatenante» del precipitare della crisi.
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