Di Marco: una task force per fare i controlli

Le proposte del sindaco che chiede anche un protocollo per gestire situazioni come quella del 9
TERAMO. Proposte operative per superare il momento delle rassicurazioni e arrivare ai fatti concreti. Le lancia il sindaco di Castellalto Vincenzo Di Marco.
«C’è un sentimento di sfiducia diffuso nella popolazione, che ritiene di essere presa in giro in nome di interessi che nulla hanno a che fare con la salute pubblica», osserva, «allora è compito delle istituzioni e della politica adoperarsi per ristabilire il primato della sicurezza del consumo dell’acqua pubblica, attraverso alcune azioni. Diverse le abbiamo indicate nella riunione con il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli».
La prima in assoluto, condivisa da molti sindaci, è la modifica della legge regionale 9 del 201, che non garantisce la reale partecipazione dei territori al governo della risorsa: «una legge che espropria i comuni e i sindaci della gestione dell’acqua e li relega al ruolo di espressione di pareri. Le comunità locali devono avere un ruolo decisorio, proporre e assumere azioni concrete sulla programmazione e gestione di investimenti e controlli sull’acqua».
Di Marco ritiene che sia importante costituire un coordinamento tecnico-scientifico sulla salute dell’acqua dell’Abruzzo, «partendo subito da quella che sgorga dal cuore del Gran Sasso e che viene erogata dalla Ruzzo Reti alla nostra provincia. Prima di tutto raccogliendo dati. Teniamo conto che l’Istituto zooprofilattico di Teramo ha già sistemi facilmente adattabili per la raccolta di informazioni in grado di gestire il monitoraggio delle acque in maniera unificata. Si possono coinvolgere in Abruzzo anche altre qualificate competenze oltre all'Izs: Asl, Arta, Università, oggi poco coordinate tra loro sul tema acqua. Insomma, è indispensabile arrivare all’elaborazione di un’azione forte all’altezza di certificare lo stato di salute dell’acqua, di produrre nel breve le prime soluzioni che le istituzioni pubbliche devono adottare e definire in fretta i lavori di messa in sicurezza da fare sotto al Gran Sasso».
Altra proposta è quella relativa al miglioramento del sistema di gestione dell’emergenza della crisi idrica: «i cittadini non possono andare a letto con la convinzione che l’acqua non sia potabile e svegliarsi la mattina che l’acqua è tornata potabile. I vertici delle istituzioni di controllo si devono coordinare in maniera strutturata con i vertici che assumono le decisioni. Sull’acqua ci sono state e ci saranno altre criticità, come quella dell’approvvigionamento estivo. Sarà strategico, allora, costruire un sistema di gestione dell’emergenza». Nel caso si dovessero ripresentare emergenze come l’ultima «deve essere pronto subito un protocollo di azioni concrete da attuare per minimizzare le difficoltà alla popolazione. E’ arrivato il momento di non ridurre tutto ad uno spot sull’acqua ma di mettersi in marcia velocemente per ristabilire il primato del pubblico e della sua credibilità, ricordando che nel 2011 si è svolto un referendum dove il 95% degli italiani si è espresso contro la gestione privata dell’acqua ribadendo che deve rimanere pubblica».

