Di Pasquale: ora l’accordo per far vincere D’Alberto

14 Giugno 2018

Parla il candidato sindaco che nel 2014 recuperò il 23%: così Morra perderà

TERAMO. E’ possibile per il candidato sindaco di centrosinistra Gianguido D’Alberto replicare il colpo di reni del ballottaggio di quattro anni fa? Secondo Manola Di Pasquale, protagonista di quel recupero miracoloso di più di 23 punti percentuali, è possibile. Allora la candidata dal 25,1% del primo turno arrivò al 48,8% del secondo. Le mancarono solo 800 voti per sconfiggere Brucchi.
«Il recupero è possibile», esordisce Manola Di Pasquale, «il ballottaggio è una partita completamente diversa. E’ più spiccato il confronto fra i due candidati sindaco. Nel primo turno il rapporto fra elettore e candidato consigliere è più forte, spesso è un rapporto di fiducia e il candidato sindaco passa in secondo piano. Al secondo turno quel che conta è la figura del sindaco, il suo progetto, la sua credibilità. E in questo ballottaggio D’Alberto rappresenta l’alternativa a un modello fallimentare di gestione di questa città, come lo ero io all’epoca. Nel 2014 Brucchi vinse, ma aveva 9 liste a sostegno e prese 6 punti percentuali in meno delle liste. Quindi in effetti, a mio avviso, perse».
Il giudizio dell’esponente del Pd (e ora presidente dell’istituto zooprofilattico “Caporale”) è tranchant sulla passata amministrazione comunale. «Chi non vuole sia riproposto il vecchio modello di gestione si orienterà verso D’Alberto: tutti si ricordano di una giunta chiusa su se stessa, senza alcun rapporto con i ministeri o con l’Unione europea per realizzare progetti e trovare fondi per Teramo: si cercavano consensi personali all’interno della città invece di pensare a farla crescere. Il 95% della loro attività politico-amministrativa era impostato sulla gestione dell’ordinario, volto più che altro ad accrescere il proprio consenso». Insomma, una politica volta più a riparare il lampione sotto casa piuttosto che verso progetti per rilanciare «economicamente, socialmente e culturalmente la città».
Nel 2014 – ricorda Di Pasquale – ci furono degli accordi informali per un appoggio al ballottaggio con i candidati sindaci esclusi Graziella Cordone e Gianluca Pomante. Adesso però la situazione è diversa. «I due candidati sindaco Alberto Covelli e Mauro Di Dalmazio hanno più volte manifestato dissenso rispetto al modello gestionale della vecchia amministrazione», fa notare Di Pasquale, «e anche se vi avevano partecipato, poi hanno preso una linea diversa. Non possiamo sottacere che solo il 34% ha votato per coloro che sono espressione del vecchio modelli (il riferimento è al 34,86% ottenuto dal candidato Giandonato Morra, ndr), quindi il resto è contrario. E per loro dunque è ora di votare D’Alberto».
Di Pasquale non pensa ad apparentamenti tecnici ma «ad allargare la condivisione di programmi e modelli di gestione: sui questi aspetti si può trovare una convergenza. E abbandonare così un’idea di amministrazione miope per una di ampio respiro».
Certamente, rispetto al 2014, adesso il Pd si presenta spaccato. «In tutta la fase precedente alle candidature il partito ha lavorato per tentare di ricucire la coalizione di centrosinistra», , mettendo a disposizione la migliore risorsa che aveva, Renzo Di Sabatino. E anche rinunciando al proprio candidato», ribatte, «ma la politica è l’arte della mediazione e ora un atteggiamento rigido non serve. L’idea di liberare questa città deve essere la priorità rispetto a tutto. Tutte le forze in campo dovrebbero ritrovarsi e l’elettorato appoggerà chi rappresenta il cambiamento. Altrimenti ci ritroveremo con quello che in effetti sarebbe un “Brucchi ter”, visto che gli eletti nel centrodestra sono sempre gli stessi. E questo vale anche per quegli elettori che hanno votato le liste di centrodestra che hanno preso le distanze dalla vecchia amministrazione».
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