Di Sabatino: «Ora non mi dimetto»
Il presidente della Provincia vuole candidarsi alle politiche ma senza lasciare l’incarico
TERAMO. Adesso non intende dimettersi – anche perché ritiene che non sia necessario – ma alla candidatura alle elezioni politiche ci punta e se la otterrà lascerà l’incarico nell’imminenza della tornata elettorale della prossima primavera. Il presidente della Provincia Renzo Di sabatino (Pd) ha diffuso ieri una nota per fare chiarezza sulle voci che lo vogliono dimissionario entro la fine del mese – così come si dice con insistenza per il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi e per quello di Giulianova Francesco Mastromauro – in modo da rispettare la legge che vieta la candidatura dei sindaci delle città con più di 20mila abitanti e dei presidenti delle Province se non hanno lasciato l’incarico almeno sei mesi prima del voto. Una norma che, secondo Di Sabatino («e non sono il solo a pensarla così», dice) non si applica più ai «presidenti delle giunte provinciali» (così recita la legge) perché le giunte provinciali sono state abolite dalla riforma e i presidenti non sono più eletti dai cittadini. M a parte questa considerazione, Di Sabatino afferma: «Non ho mai seriamente considerato l’ipotesi di dimettermi ad un anno dalla scadenza naturale del mandato. Troppe le partite delicate e vitali che la Provincia dovrà affrontare nei prossimi mesi». E ne ricorda alcune: chiudere il bilancio in presenza di «ulteriori e incomprensibili tagli»; i lavori di messa in sicurezza delle scuole superiori e delle strade provinciali; la realizzazione del primo lotto del ponte di Castelnuovo e di quello ciclopedonale del Vomano; l’ampliamento del porto turistico di Roseto; la definitiva sistemazione della stazione sciistica di Prati di Tivo; il ponte ciclopedonale sul Tronto per unire Abruzzo e Marche; i bandi per l'area di crisi Val Vibrata. «Azioni strategiche», dice, «progetti ai quali abbiamo lavorato in due anni e mezzo in una situazione di continua emergenza: mi dispiacerebbe lasciarli incompiuti». Detto questo non esclude affatto che a primavera «se mi sarà consentito da una legislazione che oggettivamente è piena di contraddizioni e se ci sarà ampia condivisione, io possa impegnarmi nella competizione elettorale. In tal caso l’interruzione del mandato, a pochi mesi dalla scadenza naturale, non creerebbe alcun problema all'ente, visto che gli impegni assunti con la provincia di Teramo e i suoi cittadini, potrebbero essere conclusi dal vice presidente che andrò a nominare». (e.a.)
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