Di Sabatino resta a capo del consiglio

Dopo la bocciatura della mozione di sfiducia contro di lui dice: «Non mi dimetto, lascerò solo se mi verrà chiesto»
TERAMO. «Non è una rivincita». Milton Di Sabatino trascorre la mattinata successiva alla bocciatura della sfiducia contro di lui nel suo ufficio all'ultimo piano del municipio. Siede su quella poltrona che gran parte dell'opposizione e un pezzo di ex maggioranza gli avrebbe voluto sfilare ritenendolo indegno del ruolo di presidente del consiglio. Il verdetto dell'urna ha scongiurato il dimissionamento ma per lui non è una vittoria. «E' stata una sofferenza fisica e psichica che ha coinvolto anche la mia famiglia», ricorda, «ma non la considero una rivalsa verso nessuno». Sul piano politico il voto dell'aula non aggiunge e non toglie nulla al modo d'interpretare l'incarico di "arbitro" del consiglio comunale che lui ritiene di aver sempre incarnato con la massima correttezza. Sono già cambiati, invece, i suoi rapporti personali con quei consiglieri di opposizione, alcuni dei quali hanno condiviso con lui una lunga permanenza tra gli stessi banchi, che hanno sottoscritto la mozione presentata da Paola Cardelli. «Hanno aderito a un documento che mi attaccava personalmente in modo ingiustificato», spiega, «ma questo mi ha permesso di capire meglio gli altri». Resta la soddisfazione del sostegno compatto ricevuto dalla maggioranza e da Gianluca Pomante, che si è espresso in dissenso rispetto al resto dell'opposizione.
Di Sabatino, dunque, resterà al suo posto almeno fino a metà gennaio, quando sarà il sindaco Maurizio Brucchi a ridistribuire gli incarichi interni alla coalizione. «Non mi dimetto perché non ho bisogno di farlo», spiega, «il mio mandato come quello degli assessori è fin dal primo momento a sua disposizione». Un concetto che il presidente ha ripetuto al primo cittadino anche nel corso di un recente colloquio privato nelle ore che hanno preceduto il voto di giovedì pomeriggio. «Sono pronto a lasciare il posto se questo mi verrà chiesto», conclude, «ma il mio comportamento è sempre stato bipartisan e lo sarà anche in futuro».
L'ultima parola insomma spetta a Brucchi, che nel frattempo incassa il risultato positivo emerso dalle urne. «E' una vittoria anche personale perché la sfiducia al presidente era stata legata a una presunta mia debolezza», sottolinea il sindaco, «ma la maggioranza ha dato una grande dimostrazione di compattezza, serietà e correttezza». Lui non ha mai creduto allo spauracchio dei franchi tiratori che, nel segreto dell'urna, avrebbero mandato inequivocabili segnali d'insofferenza. Ammette, però, che la bocciatura secca della mozione ha fissato un paletto lungo il percorso che sfocerà nella "rivisitazione" della giunta. «E' un passo in avanti importante che ci dà ulteriore certezza», assicura, «e renderà più facile il cammino verso il riassetto dei ruoli». La maggioranza «non è in guerra», chiarisce il sindaco, ma la revisione degli incarichi non sarà di pura facciata. Il messaggio è rivolto a chi, come Angelo Puglia (Al centro per Teramo), pur votando contro la sfiducia in aula ha evidenziato la necessità di cambiamenti. Secondo Brucchi l'assalto al presidente si è rivelato «un clamoroso autogol del Pd».
Intanto Paola Cardelli non si dà per vinta. «Il mio obiettivo primario, ciò che mi ha dato la forza di rimanere in un simile consesso, anche nei momenti più neri, è stato raggiunto», spiega, «dimostrare che persino in solitudine, un comune cittadino come me, totalmente avulso dalla “politica”, dai condizionamenti, dai ricatti e dagli intrighi ad essa indissolubilmente connessi può fare la differenza». La consigliera rivendica la propria libertà di azione, svincolata da qualunque condizionamento o interesse, come alternativa concreta alla "politica mercantile". La sua iniziativa «ha rotto tutti gli schemi» facendo prevalere il ridicolo sulla «tragicità degli eventi». Paola Cardelli ne ha per tutti: Di Sabatino che solo con le dimissioni si sarebbe salvato dalla «pubblica disfatta», il sindaco «messo alle corde», il Pd «trascinato» nel sostenere la richiesta di sfiducia del presidente e Pomante che ha «impudicamente difeso Di Sabatino» appena tre mesi dopo aver firmato un esposto al prefetto contro di lui.
Gennaro Della Monica
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