Di Stefano: «Non so se resto nel centrodestra»

L’ex assessore «Il prossimo sindaco dovrà essere un buon allenatore, non un Cetto La Qualunque»
TERAMO. L’ex assessore Rudy Di Stefano potrebbe essere il cavallo di Troia attraverso cui la componente politica che fa capo a Paolo Gatti potrebbe scippare a Dodo Di Sabatino quel progetto politico di un grande centro, che metta insieme pezzi del centro-destra e del centro sinistra. A confermare questa ambizione è proprio Di Stefano nel corso di questa intervista.
Lei è ritenuto persona molto vicina e uomo di fiducia di Paolo Gatti. Con quali parole Gatti le ha comunicato che la sua esperienza da assessore sarebbe terminata?
«In realtà eravamo già d'accordo che non sarei rientrato. Anche perché io non volevo rientrare. Lui ci teneva per motivi di amicizia e condivisione politica, ma conosceva la mia posizione. Ho detto fin da subito che non sarei rientrato se non cambiavano certe condizioni. Quando mi sono dimesso, l'ho fatto con convinzione e dopo un malcontento che ho sempre manifestato negli ultimi anni poiché non ero messo in condizioni di lavorare».
A che si riferisce?
«Penso ad esempio alla costituzione di un fondo etico di solidarietà nel quale destinare le somme derivanti dal taglio alle indennità fatto in giunta o le devoluzioni delle tasse. Non si è ritenuto di approfondire l'argomento ma ho registrato lo stesso atteggiamento anche per il regolamento sula consulta dei quartieri e delle frazioni. Stesso ostruzionimo per il regolamento di polizia rurale che si proponeva di dare regole certe sulla lavorazione dei terreni. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il passaggio sui proventi delle antenne da destinare alle manutenzioni. Era una decisione approvata in commissione da un anno, poi approvata in giunta e poi bloccata. È mancata una precisa volontà politica».
Da quanto tempo era pronto il progetto di Nuove Energie?
«Da un annetto. Nuove Energie è nata dalla voglia di stimolare il dibattito politico fermo sin da quando il sindaco iniziò a parlare di verifica di Giunta. Prima fu fissato a ridosso del ferragosto, poi se ne tornò a parlare a dicembre, fino ai giorni nostri quando non ha più potuto rinviare. Io ho capito che c'erano temi che meritavano ambizione, e ho iniziato a costruire un progetto politico sopra. Di progetti ne avevo e ne ho tanti. Ho lasciato nel cassetto un piano di valorizzazione sul patrimonio da affidare a tecnici esterni con 12 punti precisi e tanto di progetti preliminari. Uno dei punti chiave era la trasformazione della destinazione d'uso della Molinari da scolastica a residenziale. Parte degli appartamenti che avrebbe ricavato il Comune sarebbero stati destinati ad alloggi popolari. Ma avevo in serbo anche un bel progetto per riqualificare i capannoni di via Orto Agrario da mettere a gara per ricavarci uffici e appartamenti. L'aggiudicatario avrebbe realizzato un capannone moderno per riunire tutte le squadre manutentive del Comune in modo da creare un luogo fisico di coordinamento».
Lei è fortemente critico con il sindaco Brucchi. Ma questi 7 anni sono tutti da buttare?
«A Brucchi riconosco il merito di essere un grande lavoratore. Siamo stati confermati dopo i primi 5 anni proprio in ragione della validità amministrativa del primo mandato. Ma prima c'era una cabina di regia in Regione e un metodo di lavoro frutto del cosiddetto “modello Teramo”. Ora il centrodestra naviga a vista e quel “modello Teramo” è finito. Quando Brucchi ha dovuto camminare con le sue gambe si è sgretolato, e i rapporti si sono trasformati in una guerra di tutti contro tutti. In queste condizioni la vedo dura fare uno schieramento unito e compatto alle prossime votazione».
Quanto durerà secondo lei l'esperienza amministrativa del sindaco?
«Spero fino alla fine del mandato in modo che io possa preparare bene la campagna elettorale con Nuove Energie».
Lei insieme all'ex assessore Di Giovangiacomo siete stati due assessori ritenuti "incrostati" in deleghe pesanti. Siete stati i grandi esclusi proprio per limitare la concentrazione di potere nelle vostre mani?
«Non credo, perché oggi fare l'assessore significa perdere i consensi guadagnati: risposte non ne puoi dare, i soldi da gestire sono sempre meno e poi va sgombrata l'ombra dei favoritismi. Gli appalti li gestiscono i dirigenti, ed è giusto che sia così. Fare l'assessore più che guadagnare amici, te li fa perdere ».
Cosa farà adesso?
«Rimango vicino a Paolo Gatti. Personalmente resto in Futuro In e continuerò a spendere il mio lavoro per costruire la lista di Nuove Energie in cui confluiranno le persone che hanno voglia di lavorare per il territorio e che firmeranno una carta dei valori proprio per evitare lo scempio che si è visto in questi anni con azioni di riposizionamento politico inaccettabili».
Nuove energie sarà nel centro destra?
«È presto per dirlo, cambieranno molte cose. Il modello Teramo è finito, si va verso il partito della Nazione. Secondo me ci sono più i presupposti per rifare uno schieramento centrista allargato che guardi al bene comune al di là degli steccati politici. Il prossimo sindaco dovrà fare scelte impopolari, e avrà bisogno di una larga maggioranza individuando persone che vogliono solo il bene comune. Abbiamo fatto tavoli politici per due anni. e ciò che è emerso è che per la città è importante avere un buon allenatore, e non un "Cetto La Qualunque" come si sta facendo adesso».
Il capogruppo Dem Sandro Mariani sembra intenzionato a voler sostenere una eventuale candidatura di Paolo Gatti alla presidenza della Regione, in cambio di un sostegno al candidato sindaco. Questa ipotesi la convince?
«Mariani e Gatti sono grandi lavoratori che hanno buone idee. Sicuramente un'alleanza di un certo tipo farebbe bene alla città.»
Marianna De Troia
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