Diario di prigionia diventa un libro

6 Gennaio 2022

In pubblicazione il volume che raccoglie gli appunti del giornalista Manocchia 

GIULIANOVA. “Frammenti di un prigioniero”. È questo li titolo del libro che raccoglie gli scritti del giornalista di origini giuliesi Lino Manocchia nel periodo in cui fu internato in un lager nazista. Ne hanno curato la pubblicazione, con Artemia Nuova Editrice, Elso Simone Serpentini e Walter De Berardinis proprio nel ricordo dell’autore di quegli scritti.
Si tratta di appunti annotati dal giornalista italo-americano, scomparso nel 2017 negli Usa, durante la sua permanenza in un campo degli internati militari italiani in Germania tra il ‘43 e il ‘45.
«Quando ancora oggi mi chiedono perché non scrivo un libro-ricordo di tutte le vicende italiane e americane, rispondo che la storia è quella che è, resta, ma il più delle volte si dimentica. Perciò desidero dimenticare anche la Germania ed i suoi lager». Manocchia per anni ha risposto così per decenni, anche dopo essere diventato un giornalista affermato. Lino, negli anni del suo internamento, aveva tenuto quasi ogni giorno un diario, scritto a matita, a volte con segno così debole da risultare quasi illeggibile, e aveva appuntato i drammatici eventi che si erano susseguiti in un’esperienza dolorosa, iniziata all’indomani dell’8 settembre. Quel libriccino è rimasto sempre con lui, anche quando era emigrato in America e lo aveva accompagnato fino agli anni di una ancora lucidissima vecchiaia, ma inedito. Quelle pagine riportano alla ribalta giorni memorabili.
Gli appunti contenevano riflessioni, pensieri, idee di un naufrago che il destino aveva reso tale, forzandolo a chiedersi ogni giorno quale sorte fosse toccata ai suoi famigliari. Le vicissitudini raccontate nel libriccino non andavano più nascoste. Così Lino anche per un personale rapporto di stima e di affetto con Maria Teresa Orsini, direttrice di Artemia Nova Editrice, glielo spedì da Cambridge negli Usa, pregandola di curare un'edizione a stampa, insomma di farlo diventare un libro. Lo spedì che stava per compiere 95 anni. Per la casa editrice questo manoscritto era una reliquia, e poi lo affidò per la cura di stampa a due professionisti del settore della ricerca storica sul campo: Elso Simone Serpentini e Walter De Berardinis. Lino fece in tempo solo a vedere e apprezzare le prime bozze di questa preziosa testimonianza sui lager tedeschi, poco prima di spegnersi, nel marzo 2017, pochi giorni dopo aver compiuto, il 20 febbraio, 96 anni. La sua morte ha fermato il progetto editoriale, ma ora il libro e in pubblicazione.