Diba Metalli, va in piazza la rabbia dei 34 senza paga

29 Settembre 2021

Sos degli operai dell’azienda giuliese ferma da giugno e dei sindacati al prefetto «La magistratura non si pronuncia e non abbiamo ammortizzatori sociali»

TERAMO. Da giugno sono senza stipendio e senza ammortizzatori sociali. Un dramma quello dei 34 dipendenti della Diba Metalli di Giulianova, che Fiom Cgil, Fim Uil e Uilm Uil ieri mattina hanno rappresentato al prefetto, tramite il capo di gabinetto Francesco Baiocco, chiedendo un suo intervento per «sollecitare un pronunciamento da parte del tribunale di Chieti rispetto alla riapertura dell’azienda e soprattutto rispetto alla possibilità di dare liquidità a questi lavoratori».
Una richiesta a fronte della quale i sindacati, che ieri mattina hanno messo in atto un presidio davanti alla sede della Prefettura, hanno incassato la disponibilità del prefetto a convocare un tavolo con tutte le parti per cercare di trovare una soluzione. L’azienda, che a giugno è finita in una vicenda giudiziaria che ha portato al sequestro dello stabilimento da parte del tribunale di Chieti e al successivo dissequestro, attualmente è ancora ferma e per una questione procedurale non è stato possibile attivare alcun ammortizzatore sociale.
«I lavoratori non percepiscono un euro da tre mesi», spiega Natascia Innamorati, della Fiom Cgil, «cioè da quando all’esito del sequestro come organizzazioni sindacali scrivemmo immediatamente al tribunale per consentire loro di prendere almeno la mensilità di giugno. Devono ancora prendere luglio, agosto e adesso hanno maturato anche settembre. Per loro la situazione è diventata insostenibile e c’è il rischio di un problema sociale molto più ampio. Questi lavoratori, infatti, rischiano di perdere la casa, di perdere l’auto», rimarca la sindacalista. «Oltre a non percepire le retribuzioni, infatti, non hanno accesso nemmeno all’ammortizzatore sociale, che non è stato possibile attivare per un limbo formale dovuto alla procedura». Da qui la necessità di sbloccare la situazione. «Noi siamo molto rispettosi del lavoro della magistratura», osserva Marco Boccanera della Fim Cisl, «ma stiamo notando che lo stesso rispetto non c’è per le parti sociali. Nonostante i numerosi solleciti fatti sia al commissario sia al giudice delegato, non abbiamo ricevuto nessuna chiamata. Nel frattempo i lavoratori sono senza stipendio e vivono una totale incertezze sul futuro». Per Cgil, Cisl e Uil l’obiettivo è quello di garantire una copertura economica ai lavoratori e trovare la strada per far ripartire l’azienda. «I lavoratori, che non hanno alcuna responsabilità», rileva Gianluca Di Girolamo della Uilm Uil, «stanno pagando un prezzo altissimo».
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