«Difendiamo l’ospedale: pronti alla battaglia»

23 Giugno 2015

D’Ignazio, Gatti e Di Dalmazio temono scelte “pescarocentriche” e ulteriori tagli di una Regione «che penalizza la nostra Asl, anche per il personale»

TERAMO. Nuova rete ospedaliera: un deciso stop a decisioni prese «con scopi elettoralistici» arriva da tre consiglieri regionali d’opposizione. Giorgio D’Ignazio (Ncd), Paolo Gatti (Forza Italia), Mauro Di Dalmazio (Abruzzo Futuro), con diverse sfumature, ritengono che l’ospedale di Teramo debba avere uno degli ospedali di secondo livello che i nuovi standard del decreto Lorenzin assegnano all’Abruzzo.

«Non si può per motivi elettoralistici potenziare alcune realtà territoriali d'Abruzzo, che comunque meritano attenzione, a scapito del territorio teramano», attacca D’Ignazio, «che prima ha pagato una super-rappresentatività, per cui non si poteva fare niente altrimenti piovevano accuse. E ora che Teramo città non ha consiglieri di maggioranza siamo esposti alla devastazione. Il Mazzini va potenziato e l’ospedale di Giulianova va costruito ex novo. Il nostro territorio non si tocca, ma si potenzia, sia sotto il profilo sanitario che socio-sanitario. Ad esempio è uno scandalo mondiale che al centro iperbarico abbiano ricostruito sale nuove e i nostri pazienti per le terapie iperbariche debbano andare a Larino. Il territorio teramano è complesso, va da Martinsicuro a Valle Castellana, da Silvi a Castiglione. Non si può pensare che sia uguale a Pescara». D’Ignazio è battagliero: accetta l’invito del tribunale per i diritti del malato per cui politici e amministratori devono far fronte comune a difesa della sanità teramana. «Ci dobbiamo unire tutti. La politica teramana deve tornare alle battaglie senza paura, come fanno in altre realtà. Stanno spogliando gli ospedali periferici: la colpa non è del direttore generale ma della politica», conclude.

Gatti sottolinea che la maggioranza ha la responsabilità «di mettere in campo un’idea su quel che è la sanità. Sono state promesse coccole ai pazienti ma non vediamo miglioramenti. Il decreto sugli standard pone questioni molto serie, si dovranno fare scelte intelligenti ma anche dolorose, stiamo a vedere quale sarà la piattaforma. Fin d'ora vogliamo dire che l’Abruzzo è formato da quattro province, se a qualcuno viene in mente che sia pescarocentrico, lo sconsigliamo di procedere. Non faremo una difesa d'ufficio provincialista, ma una difesa ragionata di strutture – ad esempio cardiochirurgia, ma ce ne sono tanti altri – che sono punto di riferimento del centro-sud da più di 30 anni. In base ai parametri ci sembra ci siano le condizioni oggettive perchè il Mazzini sia di secondo livello. Ora siamo in una condizione in cui la Asl, nonostante sia ragionieristicamente virtuosa, viene penalizzata dalle scelte ragionieristiche della Regione. Saremo sentinelle molto attente e severe».

«Teramo ha le eccellenze e ha dimostrato di saper fare sanità, tanto da avere un ospedale di secondo livello», incalza Di Dalmazio, «A questo si aggiunge la confinanza con le Marche, verso cui possiamo diventare attrattivi, ribaltando la mobilità passiva. Non è una battaglia campanilista, ma semplicemente la difesa di reparti con una tradizione straordinaria. Non dimentichiamo che nel primo piano Chiodi-Baraldi Teramo era uno dei super hub. Deve però essere una battaglia di sistema, comune a tutte le istituzioni e alla classe dirigente. Noi ci siamo, ma una parte importante la devono fare le forze politiche di maggioranza in Regione. E il bacino pescarese pare che sia l’unico che interessi a questa amministrazione regionale: c'è una attenzione scarsa per il Teramano. Non vorremmo che non assegnare personale sufficiente alla Asl possa essere una strategia per indebolire i nostri reparti».

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