Diffamazione su Facebook Vigilessa finisce a processo

Giulianova, la donna sotto accusa per dei post sul social e messaggi Whatsapp La parte offesa è il gallerista D’Amario, promotore di un gruppo di camminatori
GIULIANOVA. Una vigilessa della polizia municipale di Giulianova finisce a processo con l’accusa di diffamazione con l’aggravante di averlo fatto su Facebook. Lo ha deciso il sostituto procuratore Stefano Giovagnoni che ha firmato l’atto di citazione diretta a giudizio nei confronti di Miria Di Bonaventura, persona molto conosciuta e apprezzata a Giulianova anche per la sua dedizione nei confronti degli animali. Va precisato che la donna è finita a processo come semplice cittadina e non nella sua veste di agente di polizia municipale.
La Procura le contesta il reato di diffamazione nei confronti di Marco D’Amario, noto gallerista di Giulianova, e promotore del gruppo “Giulianova Cammina”, candidato alle ultime elezioni comunali nella lista “Verso” in appoggio al sindaco Jwan Costantini. Secondo l’accusa la donna, così si legge nell’atto di citazione, «offendeva la reputazione di Marco D’Amario, comunicando con più persone e diffondendo on line sui social network Facebook e sull’applicativo whatsapp, al gruppo recante il nome “Giulianova Cammina”, frasi e commenti offensivi chiaramente riferiti al predetto». Nell’atto la Procura cita sei episodi avvenuti nel 2019. E li elenca tutti. In data 27.4.2019: «”Il giorno inizia con manifestazioni dittatoriali. Qualcuno crede di fare campagna elettorale liberandosi delle persone scomode. “Giulianova Cammina” non ha padroni e non saranno dei compari a rompere il tutto”». In data 26.6.2019: «“Lo squallore più grande è fare perno sulla morte di un ragazzo per darsi visibilità. Ma non vi vergognate davvero?”». Il 23 luglio ci sono due messaggi . Nel primo, così si legge nell’atto di citazione, c’è scritto: «Non hai perso l’occasione di dimostrare a tutti i presenti il gran pezzo di m... d’uomo che sei». Nel secondo inviato poco tempo dopo, così come sostiene la Procura, c’è scritto: «E vuoi sponsorizzare la camminata contro la violenza sulle donne quando tu sei il primo a comportarti da bestia! Vergognati». Il pm contesta all’imputata anche il reato di minaccia per, si legge nell’atto, «aver minacciato D’Amario di un male ingiusto, proferendo al suo indirizzo, simulando con la mano di dargli uno schiaffo, espressioni del tenore: “io ti prendo a schiaffi, ti prendo a calci, tu non comandi a casa tua e vuoi venire a comandare nel gruppo?”». Oggi la prima udienza. La donna è difesa dall’avvocato Gabriele Forcini.
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