«Dimettersi serve, se si cambia passo»

14 Maggio 2016

Di Giovangiacomo spiega il suo strappo: lo rifarei, la nostra azione politica e amministrativa aveva perso slancio

TERAMO. L'ex assessore ai lavori pubblici Giorgio Di Giovangiacomo rifarebbe tutto. Con il suo gesto – si è dimesso il 14 aprile e contestualmente i due consiglieri del suo gruppo “Al centro per Teramo” sono usciti dalla maggioranza – ha fatto esplodere una crisi prima latente e ora palese. Oggi prende posizione sugli sviluppi che stanno segnando questa fase politica con parole sintomatiche. È curioso infatti che Di Giovangiacomo, così come ha fatto anche Mauro Di Dalmazio, citi quella «necessità di rilancio nel merito e nel metodo» che ricorre anche nel comunicato diffuso per le dimissioni in blocco dei quattro assessori "gattiani".

Lei dimettendosi è stato il primo a “picconare” la giunta. Lo rifarebbe?

«Assolutamente sì. Le mie dimissioni e l'uscita del gruppo dalla maggioranza, come abbiamo ripetutamente scritto e detto, sono state dettate dalla necessità di indurre una profonda riflessione per dare una svolta radicale, nel merito e nel metodo, all’azione politico-amministrativa della maggioranza che, a nostro modo di vedere, aveva perso slancio propulsivo e si stava distaccando dalla realtà cittadina. Come gruppo avevamo già diverse volte richiesto pubblicamente questa svolta, e la credibilità di una azione politica deve necessariamente accompagnarsi a scelte forti di rinuncia a posizioni e ruoli, altrimenti è solo ipocrisia».

Merito e metodo, gli stessi temi emersi nel comunicato di addio degli assessori "gattiani". E' la spia di un accordo?

«No, c'è semplicemente un'intesa naturale frutto della provenienza dalla stessa coalizione. Noi abbiamo fatto una scelta precisa con l'adesione a Idea, il movimento di Quagliariello nato in antitesi alla scelta di Alfano di appoggiare Renzi e che si colloca apertamente nel centrodestra. Anche il gruppo di Gatti si colloca nel centrodestra per cui è naturale che ci siano sensibilità comuni e che probabilmente ci uniranno ancora».

Come legge oggi le dimissioni degli altri suoi colleghi?

«Sto a quello che hanno scritto nel documento. Noi abbiamo pubblicamente espresso le nostre considerazioni al riguardo. Spero che possano essere funzionali al raggiungimento di quegli obiettivi positivi per la città che sono alla base dell’azione che abbiamo posto in essere come gruppo e delle mie dimissioni».

Il sindaco a suo giudizio in cosa ha sbagliato e cosa dovrebbe fare per uscire dall'impasse?

«Non posso entrare in questi ragionamenti che sono legati alle valutazioni del sindaco. So che noi abbiamo posto le questioni sempre con la massima trasparenza e chiarezza, evidenziando le criticità e cercando costruttivamente di fare in modo che si cambiasse registro. Mi sembra che, dopo che molti hanno tentato di nascondere la polvere sotto al tappeto, oggi più di uno condivida nei fatti e nella sostanza ciò che noi abbiamo detto da tempo».

Le sue dimissioni hanno prestato il fianco a molte interpretazioni. Sono state ipotizzate motivazioni personali, poi segnali per ottenere maggiore forza, fino a una strategia politica di avvicinamento del sul leader Di Dalmazio al centrosinistra. Qual è la sua verità?

«Tipiche cavolate e interpretazioni di chi è abituato evidentemente ad agire così e ad avere sempre secondi fini. C'è un detto popolare secondo il quale chi lo dice, di solito lo fa! Le ragioni delle mie dimissioni, condivise con il gruppo, avevano e hanno l'unico fine di provocare una riflessione profonda, direi uno shock, per una svolta radicale positiva nell' azione di governo. Piuttosto è politicamente deprimente che dinanzi ad una azione del genere, alcuni esponenti politici, spero per loro strumentalmente, abbiano fatto solo chiacchiericcio e dietrologie».

È sicuro di non essere stato strumentalizzato per giochi interni e beghe che non riguardano i cittadini?

«Ma sta scherzando? Ma qualcuno pensa che scelte di questo genere, condivise con il gruppo con il quale percorre una storia comune di molti anni, non siano il frutto di profondi convincimenti politici? A noi interessa il bene della comunità. Se per raggiungere questo obiettivo si deve rinunciare a delle ambizioni o ruoli personali, lo si fa. Lo spirito della lista civica è sempre stato questo».

Come valuta il progetto politico di Dodo Di Sabatino, e le condizioni da lui poste per proseguire il mandato?

«E quale sarebbe il progetto?».

Secondo lei questa crisi è destinata a porre la parola fine sulla giunta Brucchi o apprirà altri scenari politici?

«Spero di no. Spero che invece possa essere la base per una nuova ripartenza. Ma occorrono la volontà di farlo, il coraggio di farlo ma soprattutto, a monte, la forte determinazione nel condividere obiettivi comuni dai quali ripartire, con tempi di realizzazione certi e mettendo da parte orti, orticelli e ambizioni personali. Se ci sarà la volontà di ricominciare da fatti, impegni e scadenze e non da chiacchiere, quindi di volare alto, noi rimetteremo le nostre proposte».

Gatti e Tancredi: il sindaco è loro ostaggio? In questi anni ha avuto questa sensazione?

«A mio modo di vedere il problema non è rappresentato né da Gatti né da Tancredi né da chiunque altro ma dal modo di intendere l'esperienza amministrativa. Fino a quando lo spirito di gruppo ha prevalso sugli individualismi il progetto ha mantenuto il suo senso originario, dopo si sono persi di vista gli obiettivi veri della buona amministrazione, si è iniziato un balletto autoreferenziale e la gente lo ha percepito e condannato».

Il rapporto con i cittadini si è dunque incrinato con il passare del tempo?

«Sì, purtroppo sì, l'ho detto e lo ribadisco. Altrimenti non avremmo fatto quello che abbiamo fatto per dare una svolta anche in tal senso».

Marianna De Troia

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