Dipendenti Asl non vaccinati: pronte a partire 16 sospensioni

L’azienda ha chiuso la lunga procedura cominciata in agosto con 120 lettere di diffida. Da allora parte dei destinatari si è messa in regola, un’altra ha opposto certificati medici di esenzione
TERAMO. Sono in partenza 16 lettere di sospensione per altrettanti dipendenti della Asl di Teramo che non hanno voluto vaccinarsi contro il Covid. L’azienda sanitaria, per motivi presumibilmente legati al rispetto della normativa sulla privacy, che incombe come una mannaia su procedure del genere, ha fatto calare il silenzio sulla vicenda dei dipendenti “no vax” e al momento non intende fornire comunicazioni: ma è certo che l’iter avviato nello scorso agosto è giunto a conclusione.
Le 16 lettere in partenza, peraltro, sarebbero solo la prima tranche di un numero più elevato di sospensioni. Quante siano nel complesso, e quali figure riguardino, al momento non è dato sapere, e vista l’aria che tira non è detto che la Asl lo comunicherà. Quel che è certo è che il piccolo esercito di renitenti al vaccino che lavorano a vario titolo per l’azienda sanitaria inizialmente era di 120 persone, ma si è assottigliato strada facendo. Lo scontro tra Asl e dipendenti “no vax” ha vissuto diverse fasi: l’azienda ha prima inviato a tutti i non vaccinati delle diffide, invitandoli a farsi immunizzare contro il Covid entro cinque giorni. Chi non ha aderito all’invito è stato oggetto di una seconda diffida, nella quale si fissava un appuntamento per la vaccinazione. A quel punto il gruppo dei diffidati si è diviso in tre tronconi: alcuni hanno scelto di mettersi in regola e sono andati a vaccinarsi, e al momento non è possibile sapere di preciso quanti siano; altri – evidentemente irriducibili “no vax” – non hanno risposto alle due lettere di diffida e hanno quindi scelto la linea dura, accettando il rischio di perdere il lavoro; altri ancora (e secondo i bene informati non sono pochi) hanno risposto alla Asl sostenendo di non potersi vaccinare perché hanno delle patologie per le quali il vaccino è controindicato. Ovviamente hanno allegato dei certificati medici che attestano questa particolare condizione, e altrettanto ovviamente la Asl dovrà controllare, attraverso visite specialistiche, se quanto attestano i certificati medici esibiti da questi dipendenti corrisponde al vero. In alcuni casi, se fosse confermata la presenza una certa patologia, l’azienda potrebbe demansionare il dipendente malato o trasferirlo.
L’impressione è che la Asl teramana abbia atteso a lungo prima di chiudere la procedura sperando che gli irriducibili si redimessero, anche perché l’organico dell’azienda è già sottodimensionato, e questa tattica ha permesso di far rientrare nei ranghi qualcuno. Ora, però, a quasi due mesi dall’avvio della procedura e alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo di Green pass sul luogo di lavoro, non si può più temporeggiare.
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