Diritti linguistici, Teramo apre la strada

20 Maggio 2015

All’università c’è il primo congresso mondiale sull’argomento con cento esperti da diversi Paesi

TERAMO. Più di 100 esperti e docenti provenienti da ogni parte del globo ieri mattina hanno preso parte all’apertura del primo congresso mondiale dei diritti linguistici nella sala delle lauree di Giurisprudenza. L’evento - organizzato da Lem-Italia, dall’università di Teramo e dall’Accademia Internazionale di diritto linguistico - si protrarrà fino a sabato. Per cinque giorni linguisti e giuristi dibatteranno su diversi temi di ricerca, partendo dall'assunto che i diritti linguistici debbano essere considerati come diritti umani fondamentali, che vanno non solo studiati ma anche difesi. «Quello che cerchiamo di fare è seguire la sfida dell’interdisciplinarità», ha spiegato il docente Giovanni Agresti, aggiungendo che «l’ultimo giorno avremo il piacere di proporre all’assemblea la bandiera della diversità linguistica, sperando che sia un segno che ci accomuni».

Tra gli interventi che si sono succeduti in mattinata, dopo i saluti delle autorità accademiche, ci sono stati quelli di alcuni esperti che hanno evidenziato la necessità di riconoscere come tali delle lingue anche se usate da una minoranza della popolazione. «Da parte della politica italiana non c’è una corretta attenzione nei confronti della comunità sorda. Di recente si è aperta la questione del riconoscimento della lingua dei segni», ha commentato Mauro Chilante, giurista e responsabile del corso di Lis all'Ateneo, «la Regione Lazio qualche giorno fa lo ha approvato autonomamente. Speriamo di riuscire a far fare questo percorso anche ad altre Regioni».

Chiara Di Giovannantonio

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