Disagi e tensioni per lo sciopero Team

9 Luglio 2015

I sindacati litigano con l’amministratore, poi non gradiscono l’ordine del sindaco di rimuovere i rifiuti non raccolti

TERAMO. Accese schermaglie verbali tra i sindacati e l’amministratore delegato Luca Ranalli hanno animato, sotto il caldo torrido di ieri, lo sciopero dei lavoratori della Team. Una protesta che ha registrato l’adesione totale dei lavoratori ed ha messo in ginocchio la città, che tra la movida della notte e le presenze della Coppa ieri mattina si presentava cosparsa di rifiuti e con le vie maleodoranti. Il sindaco ha tentato in extremis di riparare ordinando una pulizia straordinaria e si è beccato dai sindacati l’accusa di attacco al diritto di sciopero.

LA SITUAZIONE. Su Facebook i commenti e i contributi fotografici degli scorci cittadini cosparsi di rifiuti e delle scalinate del duomo coperte da un tappeto di bottiglie di vetro sono stati l’argomento privilegiato delle bacheche degli utenti. Immortalati anche i tanti volontari della Coppa che si sono corciati le maniche per ripulire il campo centrale e le vie limitrofe, ma anche qualche commerciante volenteroso armato di scopa e paletta. Il tentativo della Team di cooptare gli unici due operatori in servizio disposti dall’azienda per garantire i servizi minimi (scuole, mense, ospedale e carcere) è stato vanificato dalle rimostranze dei sindacati: «Non era previsto dall’ordine di servizio impartito il giorno precedente», ha spiegato Fabio Benintendi della Cisl, «e la richiesta è arrivata fuori dall’orario di lavoro». La Team aveva garantito la pulizia agli organizzatori della Coppa, ma non è stato possibile effettuarla con due sole unità in servizio.

LO SCONTRO. A rendere infuocato il picchetto organizzato da Cgil, Cisl, Uil e Fiadel a Carapollo sono stati gli scontri verbali avvenuti tra l’amministratore delegato della Team e i rappresentanti dei lavoratori tanto da registrare la presenza sul posto dei carabinieri e della Digos, chiamati proprio da Ranalli. Quest’ultimo infatti, intorno alle 10,30 del mattino, ha allontanato i manifestanti dal perimetro interno all’azienda sostenendo che fosse vietato occupare l’area di proprietà dell’azienda. Ragioni analoghe anche per il gazebo allestito poco dopo dai sindacati davanti all’ingresso, che l’ad ha fatto smantellare nello sconcerto dei sindacati. «Siamo entrati nell’area di Carapollo per garantire ai manifestanti un po’ di riparo all’ombra», hanno spiegato Fabio Benintendi della Cisl e Amedeo Marcattili della Cgil, «non stavamo arrecando alcun fastidio, né provocando danni, per cui è stato uno sgarbo quanto meno inopportuno quello dell’amministratore delegato che ha avuto un atteggiamento da proprietario dell’azienda. Ricordiamo a tutti che la Team è dei teramani». Un parapiglia avvenuto mentre i lavoratori all’esterno protestavano: «Siamo stati cacciati dall’azienda in cui lavoriamo da 20 anni». Il richiamo alla legalità di Ranalli è stato incassato con indignazione dopo che già alle 4 del mattino, mezz’ora dopo l’avvio del picchetto, è stato notato l’ad delegato intento alla compilazione di alcuni moduli vicino all’ingresso della timbratrice. Lui ha motivato la sua presenza come un fatto scontato: «In genere a quell’ora sono in servizio a Giulianova ma in considerazione della giornata di sciopero ho ritenuto di presentarmi a Carapollo per verificare l’adesione, in modo da disporre eventuali operatori che si fossero recati al lavoro alle necessità del servizio di pulizia». L’astensione è stata tuttavia del 100% e la presenza dell’amministratore è stata mal digerita dai sindacati, che hanno dato una lettura diversa: «E’ stato solo un gesto intimidatorio nei confronti dei dipendenti», secondo Benintendi. Il picchetto si è sciolto poco dopo mezzogiorno quando, in concomitanza con l’avvio del turno pomeridiano, i sindacati hanno constatato l’adesione totale alla giornata di protesta anche degli operatori del turno successivo.

IL SINDACO. Ma gli animi non si sono sedati. A esacerbare i sindacati ha pensato una nota del sindaco Maurizio Brucchi diffusa con urgenza dopo le 13,30 con la quale, attraverso un’ordinanza, intimava alla municipalizzata il recupero e lo smaltimento immediato dei rifiuti non raccolti in città nel turno ordinario di lavoro, in considerazione dell’amplificazione del problema dovuto al caldo e alla Coppa Interamnia. Marcattili e Benintendi hanno gridato allo scandalo e all’attacco del primo cittadino alla libertà di sciopero. « Abbiamo indetto la giornata di protesta il 26 giugno, solo a sciopero inoltrato il primo cittadino si ricorda dell’emergenza? La commissione nazionale che disciplina le modalità di manifestazione per il comparto sancisce che il 20% dei servizi di spazzamento e pulizia e dei centri storici può essere considerato tra i servizi essenziali alla stessa stregua degli ospedali e delle mense. Perché l’azienda e il sindaco Brucchi non ci hanno pensato per tempo, cooptando maggiori unità invece degli unici due operatori in servizio ieri?». Di diverso avviso il sindaco, che ha spiegato il carattere straordinario di un’ordinanza emanata anche in qualità di massima autorità sanitaria cittadina. «Si tratta di un’ordinanza contingibile e urgente», ha detto Brucchi, «che ho avuto facoltà di emanare di fronte a una situazione che a livello sanitario presenta focolai pericolosi. Non ho intimato ai lavoratori in sciopero di rientrare in servizio né tantomeno di effettuare il porta a porta. Ho solo intimato all’azienda di provvedere alla pulizia, con le unità cooptate al lavoro, dei punti della città che presentano maggiori criticità. Resta il fatto che ritengo personalmente che questo sciopero era evitabile, visto che con il confronto abbiamo trovato un punto di incontro anche sugli esuberi e non era il caso di aggravare il disservizio nel momento della Coppa. Ma le valutazioni sull’opportunità di questa iniziativa le faranno i cittadini».

Marianna De Troia

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