Discarica crollata, non ci sono colpevoli

9 Novembre 2019

La Suprema corte respinge il ricorso della Procura generale e conferma la sentenza d’appello che scagionò tutti

TERAMO. Dopo 13 anni e 9 mesi è una sentenza della Cassazione a scrivere l’ultima parola sul crollo della discarica comunale La Torre stabilendo che nessuno è responsabile per quel disastro ambientale. Con i tempi lunghi dei procedimenti penali e le vite sospese di chi ne resta coinvolto a scandire una verità giudiziaria.
Nella tarda serata di giovedì i giudici della quarta sezione della Suprema Corte hanno respinto il ricorso con cui la Procura generale aveva impugnato la sentenza d’Appello, quella con cui i magistrati aquilani hanno confermato l’assoluzione di primo grado per l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi, coinvolto nella sua veste di allora sindaco di Teramo, del dirigente del settore rifiuti della Regione Abruzzo Franco Gerardini e dell’ex dirigente Massimo Di Giacinto (nel frattempo deceduto). Con lo stesso pronunciamento i magistrati di secondo grado hanno ribaltato la sentenza di primo grado del 2013, laddove c’era stata la condanna dell’allora assessore comunale all’ambiente Berardo Rabbuffo e dell’ex dirigente comunale Nicola D’Antonio (un anno e quattro mesi ciascuno) stabilendo per entrambi una piena assoluzione con la formula “il fatto non sussiste”.
Per la Procura generale, però, le motivazioni alla base del pronunciamento erano apparse lacunose, in particolare laddove era stato sostenuto che quella frana del 17 febbraio del 2006 non avesse avuto le caratteristiche di un disastro e questo perchè il fenomeno (lo scivolamento a valle di migliaia di tonnellate di terra e rifiuti) aveva interessato solo il sito della discarica dove, si legge testualmente nel ricorso, «a seguito dell’evento non si verificò il decesso di alcuna persona o la distruzione di cose o manufatti, né fu disposta l’interruzione di strade e ferrovie, la sospensione dei servizi pubblici o l’evacuazione di un numero consistente di persone dalle loro abitazioni». Ovvero, hanno ricostruito i magistrati di secondo grado, il concetto giuridico di frana presuppone un evento di danno di proporzioni notevoli che nel caso della discarica La Torre non ci sarebbe stato. Principio giuridico, tra l’altro, più volte ribadito da vari pronunciamenti della stessa Suprema Corte.
Chiodi era assistito dagli avvocati Enrico Mazzarelli e Mauro Di Dalmazio; Rabbuffo dagli avvocati Pietro Referza e Antonio Dibitonto; D’Antonio dall’avvocato Guglielmo Marconi e Gerardini dall’avvocato Francesco Mastromauro. Presente, in rappresentanza del comitato di cittadini residenti vicino alla discarica che si era costituito parte civile, l’avvocato Tommaso Navarra.
Fin qui la verità giudiziaria. Il resto è una discarica collassata su un dirupo che, nonostante il trascorrere del tempo, attende ancora di essere bonificata. Solo qualche mese fa il sindaco Gianguido D’Alberto è stato nominato commissario ad acta per gli adempimenti necessari nell’ambito della convenzione sottoscritta con la Regione che dà il via all’operazione. Sono stati stanziati 2,6 milioni di euro.
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