Dissequestrata la discarica di Atri

I giudici accolgono il ricorso della società concessionaria. Motivazioni tra un mese, il caso destinato a finire in Cassazione
ATRI. Il perchè lo sveleranno le motivazioni previste tra 30 giorni. Per ora c’è il provvedimento con cui i giudici del tribunale del Riesame hanno dissequestrato con effetto immediato la discarica di Santa Lucia. Un provvedimento quello del tribunale (presidente del collegio Flavio Conciatori, a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei) che, molto probabilmente, la Procura impugnerà in Cassazione. I sigilli erano scattati il 10 gennaio scorso quando i carabinieri del Noe avevano eseguito il decreto di sequestro firmato dal gip Domenico Canosa che aveva accolto la richiesta del pm Davide Rosati.
Nell’esame del sito, da tempo al centro di vivaci proteste da parte dei residenti, la Procura ha messo sotto accusa l’ampliamento entrato in funzione nel 2015. Un ampliamento, sostiene il pm, non conforme al progetto autorizzato e, di conseguenza, con una quantità di rifiuti abbancati superiore alle volumetrie concesse. Le ipotesi di reato contestate ai dieci indagati, tra vertici del consorzio Piomba Fino (proprietario del sito) e Atri Ambiente (gestore), sono violazioni al testo unico ambientale.Successivamente al sequestro Atri Ambiente, la società che gestisce in concessione l’attività di smaltimento dei rifiuti concessionaria, ha presentato ricorso al Riesame affidandosi all’avvocato Gennaro Lettieri. In una nota il consorzio comprensoriale per lo smaltimento rifiuti urbani “Piomba-Fino” così scrive dopo il dissequestro: «Le tesi poste alla base del sequestro vertevano sul mancato giudizio di valutazione di impatto ambientale, sul superamento della volumetria autorizzata, sulla mancata conclusione della procedura di variante non sostanziale relativa al superamento in pianta della superficie autorizzata (133 metri quadri in più rispetto ai 12.100 metriquadri autorizzati-ovvero poco più dell’1%». L’avvocato Lettieri ha, invece, dimostrato che dette tesi erano del tutto infondate perchè il progetto relativo alla costruzione e gestione della discarica di Santa Lucia era stata già oggetto, nel luglio 2008, di valutazione di impatto ambientale con giudizio favorevole; la volumetria occupata dai rifiuti conferiti nella discarica alla data del 31 dicembre 2018 era ben inferiore rispetto a quella autorizzata; la norma dispone che la procedura di variante non sostanziale venga perfezionata prima della chiusura della discarica stessa». Il sito di Santa Lucia, prima del sequestro, ospitava i rifiuti provenienti da Roma nell’ambito dell’accordo di programma tra Regioni. Ora il caso, dopo le motivazioni del Riesame, è destinata a spostarsi davanti ai giudici della Suprema corte.
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