Dissidi in carcere, trasferito Santoleri

Simone portato nel penitenziario di Lanciano per motivi di sicurezza, alla base ci sarebbero dissapori con altri detenuti
TERAMO. Dietro quei motivi di sicurezza che ne hanno deciso il trasferimento ci sarebbero dissidi con altri detenuti.
Dissapori così forti che avrebbero portato le autorità preposte a chiedere ed ottenere il trasferimento nel carcere di Lanciano per Simone Santoleri, da oltre un mese a Castrogno insieme al padre Giuseppe con l’accusa di aver ucciso, in concorso, la mamma Renata Rapposelli, 63enne pittrice teatina scomparsa il 9 ottobre e ritrovata un mese dopo a Tolentino, sulle rive del Chienti. Da ieri, dunque, il 43enne giuliese ha lasciato il carcere teramano per quello di Lanciano dove aspetterà il pronunciamento dei giudici del Riesame che giovedì prossimo esamineranno il ricorso presentato per la loro scarcerazione. Secondo gli avvocati Alessandro Angelozzi, Gianluca Reitano e Gianluca Carradori mancano i presupposti delle esigenze cautelari per padre e figlio. Giuseppe e Simone Santoleri, residenti a Giulianova, sono stati arrestati lo scorso 6 marzo su ordinanza di custodia cautelare del gip di Ancona che, dopo aver firmato la misura, si è dichiarato territorialmente incompetente rinviando gli atti a Teramo visto che secondo la Procura dorica la donna è stata uccisa a Giulianova nel giorno in cui si è recata a far visita all’ex marito e al figlio. Da qui, dunque, dopo la trasmissione degli atti a Teramo la richiesta di arresto bis del pm Enrica Medori e la nuova ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Roberto Veneziano che ha raggiunto i due nel carcere teramano.
Secondo inquirenti e investigatori, dunque, Giuseppe e Simone hanno ucciso la donna il 9 ottobre dell’anno scorso quando lei si è recata nella loro abitazione giuliese. Lo hanno fatto al termine di una lite scoppiata per questioni economiche, in un contesto familiare di rancore e odio. Poi i due, sempre secondo l’accusa, hanno chiuso il cadavere in una grossa busta, lo hanno nascosto in macchina per qualche giorno, coperto con un grosso scatolone e trasportato fino a Tolentino per liberarsene gettandolo in una scarpata. Ad incastrarli, sostiene l’accusa, le immagini catturate da una telecamera a Porto Sant’Elpidio, intercettazioni e falsi alibi. Ma per i difensori immagini e intercettazioni non proverebbero il coinvolgimento dei due nel delitto. (d.p.)
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