Distretto sanitario senza ginecologo

27 Dicembre 2017

Roseto, la protesta di un gruppo di donne. Il sindaco: «Non ne sapevo niente»

ROSETO. Da più di un anno al consultorio di Roseto manca il ginecologo. È un problema segnalato da molte donne che, dopo continui solleciti agli organi competenti, non ce la fanno più ad aspettare. «Vogliamo che il servizio venga ripristinato», scrive un gruppo di donne, «è un diritto di chi non può permettersi di pagare 150 euro per una visita privata. Siamo pronte ad avviare una raccolta di firme da consegnare al sindaco Sabatino Di Girolamo e al direttore della Asl di Teramo Roberto Fagnano». Del problema dovrebbe interessarsi l’amministrazione comunale, chiamando in causa la Asl e i vari organi che hanno competenza in materia. La presenza di un ginecologo negli anni passati aveva garantito tra l’altro un servizio di qualità, offrendo risposte concrete alle famiglie meno abbienti. Inoltre la presenza di un ginecologo sarebbe obbligatoria nell’ambito dei servizi offerti dal consultorio familiare. «Ignoro completamente questa mancanza», dice il sindaco Di Girolamo, «se me lo facessero presente formalmente, o se anche andassero sui giornali, farò immediatamente un intervento presso la Asl di Teramo per colmare la lacuna. Ripeto, non conoscevo questa lacuna». Nel frattempo il Comune di Roseto continua a spingere per la realizzazione del nuovo distretto sanitario di base che dovrebbe sorgere in piazza Marco Polo su un’area di 1.500 metri quadrati. «La posizione dell’area ha un carattere di assoluta strategicità, visto che può raccogliere l’utenza di tutta la vallata del Vomano, di Scerne e di Pineto», precisa il primo cittadino rosetano, «abbiamo notato che la Asl è consapevole della strategicità di Roseto per la sede del Dsb, e siamo convinti che entro la fine del mio mandato vedremo realizzata questa struttura con tutti gli strumenti che la legge sui lavori pubblici oggi prevede. La nostra proposta non prevede solo gli elementi minimi di un distretto sanitario di base, cioè un Uccp (Unità complesse di cure primarie, ndr)) e la radiologia, ma dovrebbe accogliere anche o una residenza sanitaria assistenziale o una residenza assistenziale, dedicate agli anziani e a un certo tipo di disabilità, per creare un servizio utile in base alle indicazioni della Regione. Inoltre saranno previste le Utap (unità territoriale di assistenza primaria, ndr), e gli aggregati funzionali territoriali, ossia medici che organizzano il servizio sanitario di base». Luca Venanzi
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