Distribuivano gli aiuti teramani: uccisi

25 Aprile 2022

L’associazione Kerjgma piange la morte di due collaboratori. Un terzo si salva, il suo furgone è stato colpito da proiettili

TERAMO. Due collaboratori morti sotto il fuoco russo mentre consegnavano gli aiuti e uno vivo per miracolo: è la triste notizia che dall’Ucraina ha colpito l’associazione Kerjgma di Isola del Gran Sasso, che dall’inizio della guerra è in prima linea nell’invio di beni di prima necessità. Aiuti che arrivano al confine tra Romania e Ucraina, dove ci sono uomini che volontariamente mettono a rischio la propria vita per salvare quella degli altri. Per loro è una missione quella di trasportare tra mille pericoli le scorte alimentari che arrivano dal Teramano a chi è nascosto nei sotterranei ed è rimasto senza nulla. Tante volte ci si riesce, tra paura, ostacoli da superare e tirando un sospiro di sollievo quando si rientra nel campo base. A volte, purtroppo, non tutto va come dovrebbe. Come è accaduto nei giorni scorsi, in due città diverse assediate dalle truppe russe, a due collaboratori ucraini della comunità evangelica, entrambi padri (di due e dodici figli) che sono stati colpiti a morte mentre giravano tra le macerie per restituire un sorriso ai rifugiati consegnando loro pane, latte e dolci per i bambini.
È riuscito, invece, a scampare a un attacco armato un altro cooperante che era in un sotterraneo a consegnare un pacco quando ha avvertito l’esplosione di granate. «Una raffica di colpi, un rumore ormai familiare per chi vive la guerra che lo ha portato a temporeggiare», ha raccontato Sergio D’Ascenzo, presidente di Kerjgma, «tornato in strada ha trovato il veicolo crivellato di colpi e tanti corpi di povera gente a terra. La situazione è drammatica», prosegue, «e cresce sempre di più per i nostri il rischio di essere colpiti. Non c’è un momento di tregua: quando non ci sono scontri o bombardamenti c’è il pericolo dei colpi “volanti” dei soldati russi che sparano su tutto ciò che si muove rendendo impossibile la vita dei rifugiati e di chi porta gli aiuti».
La comunità di Kerjgma è addolorata per l’accaduto. «Ci sono momenti in cui proviamo una sommessa gioia nel mettere del pane fra le mani di persone affamate, vittime di questa perdurante follia della guerra», dice ancora D’Ascenzo, «poi quando accadono queste cose siamo invasi dalla tristezza, ma anche dal desiderio di correre contro il tempo per cercare di salvare più persone possibili dalla fame».
Nonostante tutto la raccolta non si ferma. «Si paga un prezzo molto alto, ma la guerra non è finita e si muore di fame e di sete», conclude D’Ascenzo, «c’è un disperato bisogno di alimenti: per questo chiediamo alle persone di aiutarci portando cibo in scatola nel nostro magazzino nella ex Villeroy alla Gammarana martedì, giovedì e sabato dalle 15.30 alle 19».
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