Doccia fredda per i tifosi «Stupiti e preoccupati»

La notizia piomba come un macigno. Serpentini: «Non c’è pace per il Diavolo» Gebbia: «Provo smarrimento». Valbruni: «Ci vorrebbe una cordata locale»
TERAMO. La notizia dello stato di fermo dei fratelli Ciaccia e del sequestro del 60% delle quote del Teramo è piombata come un macigno sulla tifoseria biancorossa. In attesa di saperne di più sugli sviluppi della vicenda, in città ci si interroga sul futuro del club. Da ieri mattina l'entusiasmo dei giorni scorsi per l'arrivo della nuova proprietà ha lasciato spazio a dubbi e preoccupazioni per le sorti del Diavolo. Queste le reazioni raccolte dal Centro.
«Voglio capire bene cosa sia accaduto», dice il presidente del Club Biancorosso Teramo Giuseppe Bracalenti, «e sentire la voce ufficiale dei diretti interessati. È un fulmine a ciel sereno, ma non voglio cadere nell'errore di esprimere giudizi sommari senza avere una conoscenza approfondita dei fatti. Nessuno è colpevole fino a prova contraria. Preferisco essere cauto e attendere notizie più certe. Dire qualcosa in più, al momento, può essere sbagliato o controproducente». Il presidente del Club Teramo 1913 Spartaco Piotto, Francesco Recinelli, commenta: «Fin dai primi approcci con la nuova proprietà abbiamo detto che non avremmo fatto nessuna intromissione nelle vicende societarie. Abbiamo solo chiesto onestà e senso di responsabilità. Su questo aspetto siamo sempre stati coerenti. Le notizie di queste ore, chiaramente, ci fanno sorgere dei dubbi, ovviamente nell'attesa che la giustizia faccia il suo corso. La preoccupazione c'è», conclude, «non può essere altrimenti».
A dire la sua è anche l'ex giocatore e allenatore del Teramo e attuale opinionista televisivo Tonino Valbruni: «Avevo espresso dei dubbi in varie trasmissioni, perciò non sono sorpreso più di tanto. Si poteva essere più cauti invece di creare nella piazza tutto l'entusiasmo di questi giorni. Adesso vediamo come evolve la vicenda. Se non dovesse esserci una schiarita, a mio parere, il futuro del calcio in città potrebbe essere garantito, per esempio, da un ritorno di Luciano Campitelli insieme a tre-quattro imprenditori del nostro territorio. Per continuare a stare nel professionismo Teramo ha bisogno di puntare sul minutaggio dei giovani e su una cooperazione tra gente del posto per dare un supporto a chi ha voglia di fare calcio senza essere lasciato solo».
Elso Simone Serpentini, autore di tre libri sulla storia del calcio teramano, esprime così la sua amarezza: «Aspettiamo di capire cosa accadrà e di saperne di più. Conoscendo i tempi della giustizia, non sarà una cosa breve. Provo un grande senso di delusione e di frustrazione nel leggere le notizie di queste ore. È come un temporale forte e inaspettato. Ne ho viste tante, da quando seguo le vicende del calcio cittadino, ma non ricordo il sequestro di quote societarie nella storia di questo club. Non c'è mai pace per il Teramo. Dal 2015 (anno del caso Savona e della promozione in B revocata dalla giustizia sportiva, ndc) c'è una nuvola nera sui colori biancorossi».
Il presidente dell'associazione Amici del calcio teramano, Vincenzo Di Antonio, sottolinea: «Dispiace, perché si respirava un nuovo entusiasmo tra i tifosi e adesso non sappiamo come andrà a finire. Sono situazioni complesse. Speriamo ci sia presto una schiarita. La presenza di Iachini, che ha ancora il 40% delle quote del Teramo, credo sia comunque una garanzia per portare almeno a termine questo campionato». In rappresentanza dell'associazione Amici del calcio teramano l'avvocato Gianni Gebbia aggiunge: «C'è una grande preoccupazione per le sorti del Teramo. Sono sorpreso e provo un senso di smarrimento nell'apprendere certe notizie. Confidiamo che tutto si chiarisca».
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