Documenti falsi per i Green pass: chiesto il processo per 12 teramani

4 Giugno 2023

Sono accusati di aver pagato un medico marchigiano per avere la certificazione senza vaccinazione Il professionista, poi arrestato, per la Procura ascolana era diventato punto di riferimento per tanti 

TERAMO. L’emergenza Covid, fortunatamente, è alle spalle. Ma i tempi del Green pass obbligatorio resteranno ancora per molto nelle aule di tribunale a raccontare i drammatici giorni della pandemia. La Procura di Ascoli ha chiesto il processo per 12 teramani indagati nella loro veste di clienti del medico di base ascolano che nel 2022 venne arrestato con l’accusa di aver firmato decine di falsi Green pass in cambio di soldi: ovvero le certificazioni dell’avvenuta vaccinazione ma senza che la dose fosse mai stata inoculata ai titolari dei Green pPass. La Procura ascolana (fascicolo del procuratore Umberto Monti e del pm Marta Flaiani) ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini confermando per tutti i 50 coinvolti le accuse di falso, truffa e corruzione ed è stata fissata l’udienza preliminare.
Tra i nomi il medico ascolano all’epoca arrestato, alcuni accusati di aver fatto da intermediari e decine di clienti. Tra questi anche 12 cittadini teramani in gran parte assistiti dall’avvocato Eugenio Galassi.
Il medico di Ascoli è accusato di aver rilasciato Green pass falsi senza sottoporre i pazienti alla somministrazione del vaccino anti Covid. Secondo quanto sostenuto dalla Procura, ipotesi da dimostrare nel corso di un eventuale processo, ciascuno dei pazienti avrebbe consegnato cento euro al medico ascolano per ottenere la certificazione verde senza che venisse inoculato il vaccino. Contestato a tutti il reato di falso ideologico in concorso con il medico per aver consentito il rilascio della certificazione verde senza procedere alla inoculazione del siero.
Il professionista è accusato anche di falso materiale e truffa nei confronti dell’Asur Marche, ovvero l’azienda sanitaria unica regionale, per aver percepito gli emolumenti previsti per ciascuna dose di vaccino somministrata. A chiusura delle indagini sedici clienti hanno scelto di patteggiare, mentre il medico e gli altri rischiano il processo. Al solo medico la Procura contesta anche i reati di peculato e tentata truffa ai danni dello Stato per i soldi incassati dal Servizio sanitario nazionale nonostante, sostiene l’accusa, si fosse disfatto dei vaccini gettandoli nell’immondizia. Il medico deve rispondere anche di falso ideologico, falso materiale commesso da pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio in concorso con tutti gli altri indagati.
Le attività di indagine, delegate all’epoca dalla Procura ascolana, si sono sviluppate su più piani: attività tecniche, servizi di osservazione e pedinamento, riprese video, acquisizioni documentali.
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