Documenti falsi per i Green pass La Procura accusa 12 teramani

Chiuse le indagini sul medico ascolano finito in carcere per le false certificazioni durante la pandemia Avrebbero pagato cento euro per avere l’atto senza vaccinarsi, contestati i reati di truffa e corruzione
TERAMO. L’emergenza Covid sembra alle spalle, almeno sul fronte contagi. Ma i tempi del Green Pass obbligatorio resteranno ancora per molto nelle aule di tribunale a raccontare i giorni della pandemia.
Ci sono 12 teramani messi sotto accusa dalla Procura di Ascoli nella loro veste di pazienti di Giuseppe Rossi, il medico di base ascolano che a gennaio venne arrestato con l’accusa di aver firmato decine di falsi Green Pass in cambio di soldi: ovvero le certificazioni dell’avvenuta vaccinazione ma senza che nessuna dose fosse mai stata inoculata ai titolari dei Green Pass.
La Procura ascolana (fascicolo del procuratore Umberto Monti e del pm Marta Flaiani) nei giorni scorsi ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini confermando per tutti i 50 coinvolti le accuse di falso, truffa e corruzione. Ovvero il medico ascolano all’epoca arrestato, alcuni accusati di aver fatto da intermediari e decine di clienti. Tra questi anche 12 cittadini teramani in gran parte assistiti dall’avvocato Eugenio Galassi.
Il medico di Ascoli è accusato di aver rilasciato Green pass falsi senza sottoporre i pazienti alla somministrazione del vaccino anti Covid. Secondo quanto sostenuto dalla Procura, ipotesi da dimostrare nel corso di un eventuale processo, ciascuno dei pazienti avrebbe consegnato cento euro a Rossi per ottenere la certificazione verde senza che venisse inoculato il vaccino. Contestato a tutti il reato di falso ideologico in concorso con il medico per aver consentito il rilascio della certificazione verde senza procedere alla inoculazione del siero, falso materiale e truffa nei confronti dell’Asur Marche, ovvero l’azienda sanitaria unica regionale, per aver percepito gli emolumenti previsti per ciascuna dose di vaccino somministrata.
A chiusura delle indagini sedici clienti hanno scelto di patteggiare, mentre il medico e gli altri rischiano il processo. È ipotizzabile, infatti, che la Procura, trascorsi i venti giorni dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, faccia la richiesta di rinvio a giudizio. Al solo Rossi la Procura contesta i reati di peculato e tentata truffa ai danni dello Stato per i soldi incassati dal Servizio sanitario nazionale nonostante, sostiene l’accusa, si fosse disfatto dei vaccini gettandoli nell’immondizia.
Il medico deve rispondere anche di falso ideologico, falso materiale commesso da pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio in concorso con tutti gli altri indagati.
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