Dolore e incredulità per il medico Castelli: «Viveva per gli altri»

29 Dicembre 2022

La testimonianza della storica segretaria dello studio: «Datore di lavoro esemplare, un gesto inspiegabile»

TERAMO. Le tragedie non fermano le vite degli altri, ma la portata emotiva di certe storie le stravolge. La morte del medico Elso Castelli è una di queste. Perché con il passare delle ore lo sgomento di una intera città per il gesto estremo lascia spazio all’incredulità non solo dei familiari, ma dei tantissimi che lo conoscevano a cominciare dalle centinaia di pazienti per cui lui c’era sempre, ad ogni ora del giorno e della notte. «Aveva dedicato la sua vita agli altri, per tutti coloro che lo conoscevano è davvero un gesto inspiegabile» dice commossa Elena Nitrini, da 16 anni storica segretaria dello studio medico di piazza Del Carmine.
I ricordi si muovono tra le ferite ma raccontano chi fosse Castelli. «Era una bravissima persona, un datore di lavoro esemplare, corretto con tutti, legatissimo alla famiglia, alla moglie, ai figli, all’anziana madre», racconta, «per non parlare dei suoi pazienti che in lui avevano sempre un punto di riferimento. Rispondeva al telefono a qualsiasi ora. L’ultimo volta che l’ho visto è stato mercoledì 21 dicembre, prima che andassi qualche giorno in ferie. Mi ha consegnato il suo regalo di Natale, una sciarpa bellissima e ci siamo detti arrivederci a martedì 27 per la riapertura. Il giorno di Natale ci siamo scambiati gli auguri con un messaggio. Io ho perso un fratello oltre che un datore di lavoro. Mi ha dato la forza di superare tante avversità. Con il dottor Castelli è morta anche una parte di me».
Intanto l’inchiesta giudiziaria va avanti. Ieri è in Procura è arrivato il primo rapporto dei carabinieri con una ricostruzione investigativa, quella del gesto volontario, che è l’unica ipotesi del pm Silvia Scamurra che domani affiderà l’autopsia al medico legale Giuseppe Sciarra.
A dare l’allarme, nella tarda serata del giorno di Santo Stefano, sono stati la moglie e il nipote Mirko De Berardinis che non riuscivano a contattarlo telefonicamente dopo che il professionista, uscito di casa nel pomeriggio dicendo che sarebbe andato nello studio medico, non era rientrato per l’ora di cena. Hanno iniziato a cercarlo in città e poi, dopo aver fatto una segnalazione ai carabinieri, sono andati a cercarlo nella vecchia abitazione paterna di Valviano, nel territorio di Cellino Attanasio. Qui hanno trovato la sua macchina parcheggiata e in una vecchia rimessa degli attrezzi il corpo del medico con un fucile vicino. L’arma, un vecchio fucile da caccia, era stato ricevuto in eredità da un familiare e mai segnalato alle autorità così come poi chiarito dagli investigatori.
I successivi accertamenti sullo stato dei luoghi eseguiti dai militari di Cellino e da quelli del reparto investigativo su delega dell’autorità giudiziaria hanno escluso ogni altra ipotesi: nessun segno di effrazione che possa far pensare alla presenza di altre persone, la conferma arrivata dall’esame dello stub (la versione moderna del vecchio “guanto di paraffina”) per accertare la presenza di polvere da sparo. In queste ore, sempre nell’ambito dell’attività investigativa programmata, sono molti coloro che, nella loro veste di persone informate sui fatti, vengono ascoltati dai carabinieri.
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