Don Franchino: «Incubo finito Finalmente torno a fare la pizza»

TERAMO. C’è qualcosa che accomuna i sopravvissuti al Covid: la consapevolezza che nulla sarà come prima e che le battaglie si possono vincere. Ne è convinto Franco Cardelli, 53 anni, per tutto Don...
TERAMO. C’è qualcosa che accomuna i sopravvissuti al Covid: la consapevolezza che nulla sarà come prima e che le battaglie si possono vincere. Ne è convinto Franco Cardelli, 53 anni, per tutto Don Franchino, conosciutissimo pizzaiolo a livello nazionale ed internazionale, tornato a vivere dopo 37 giorni attaccato a un ventilatore nel reparto di rianimazione dell’ospedale Mazzini e 60 in un centro di riabilitazione. Sabato è rientrato nella sua casa di Castelnuovo Vomano «perchè», racconta, «ho sempre detto che sarei tornato dalla mia famiglia e dai miei dipendenti a cui non ho smesso mai di pensare». Forza e determinazione sempre, anche quando tutto sembrava poter finire da un momento all’altro. «Se mi chiede se ho mai pensato di non farcela le dico no perché anche nei momenti più difficili io non ho mai smesso di credere che sarei tornato nella mia pizzeria» racconta appena rientrato a casa dopo essere stato ad una seduta di fisioterapia. . «Il momento più bello?Sicuramente quando mi hanno detto che potevo andare nel centro di riabilitazione perché ho capito che presto avrei potuto tornare a muovermi», racconta, «quando il 13 maggio sono arrivato mi hanno detto che sicuramente avrei dovuto restare fino ad agosto. Mi sono ripromesso di mettercela tutta per uscire prima e così è stato. Mi sono impegnato al massimo tal punto che sono uscito un mese prima. A gestire l’attività ci sono i miei figli Marco, Maurizio e Maria, mia moglie Gabriella e i mie bravissimi dipendenti. Ma la mia vita è con loro e per fortuna eccomi qua. Non ho ancora ripreso, ma presto tornerò a fare la pizza. L’importante, ora, è essere a casa».Un passato con studi di teologia alla Pontifica Università Lateranense di Roma, Cardelli negli anni è diventato un pizzaiolo conosciutissimo, giudice di gara nei campionati mondiali della pizza (dal Pizza Show di New York all’Euro Pizza di Parigi, dall’International Kremlin Culinary Cup di Mosca all’International Challenge di Las Vegas) e istruttore dell’Accademia italiana pizzaioli. È stato anche in Burundi ad insegnare a fare la pizza. «In questi mesi mi è pesato il fatto di non poter vedere da vicino la mia famiglia con cui per un periodo ci sono state solo le videochiamate, ma anche il lavoro mi è mancato tantissimo», dice, «quando mi hanno detto che avrei potuto continuare a fare la riabilitazione a casa è stato un momento bellissimo perché ho capito che il brutto potevo lasciarmelo alle spalle».
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