Donazioni di organi Si può fare di più

Nel 2016 a Teramo sono state cinque, a sei i familiari si sono opposti Domani stand alla Maratonina per sensibilizzare la popolazione
TERAMO. Donazione degli organi, si può fare di più. Sono ancora troppi coloro che si oppongono all’estremo gesto di solidarietà verso il prossimo. I numeri per la provincia di Teramo parlano chiaro: nel 2016 delle 12 possibili donazioni la metà sono state bloccate dal dissenso dei famiglia.
A dire il vero sono percentuali che non si discostano troppo da quelle abruzzesi e del Centro-Sud dove si fa ancora fatica a diffondere la cultura della donazione. Eppure in provincia di Teramo l’impegno dell’ufficio locale per la donazione di organi è massimo. Il team di rianimatori coordinato da Emilio Rosa e composto da Nadia Garbuglia, Santa De Remigis e Federica Venturoni fa incontri nelle scuole, con le forze dell’ordine, nelle associazioni di volontariato e anche in ambito sanitario. Domani mattina sarà allestito uno stand in piazza Martiri in occasione della Maratonina pretuziana.
Eppure finora quest’anno c’è stata una sola donazione, l’anno scorso ce ne sono state cinque e nel 2015 quattro (su 11 accertamenti di morte). In realtà i meccanismi su cui ruotano le donazioni sono piuttosto complessi. «Battiamo molto sul fatto», spiega Rosa, «che la diagnosi di morte è certa: è l’unica procedura medica normata per legge. Nulla è lasciato all’interpretazione del medico ma si basa su dati oggettivi. Accertata la morte, è il momento in cui si inizia il colloquio con i familiari. Di soliti i figli adulti hanno fortissime difficoltà a dare l’assenso per la donazione di organi di un genitore. Invece più facilmente i genitori autorizzano l’espianto di organi per un figlio. E’ forse un modo di farlo vivere ancora». L’unica donazione di quest’anno a Teramo, avvenuta 10 giorni fa, è stata agevolata dalla possibilità offerta dalla legge di segnalare la volontà sulla carta d’identità. Il Comune di Teramo è uno di quelli che ha aderito e Giuseppe Cicioni, 64 anni, aveva fatto questa nobile scelta rinnovando il documento pochi giorni prima della morte. E la legge sul testamento biologico, quando verrà approvata, costituirà un altro passo avanti.
«Un altro elemento che allontana dalla donazione è il timore che si faccia commercio di organi», continua il coordinatore, «in realtà in Italia si fanno trapianti solo in strutture pubbliche ed è un processo che coinvolge talmente tante persone - un centinaio - e strutture che è praticamente impossibile che questo avvenga. Peraltro non tutti gli ospedali possono fare trapianti, ci vuole un’autorizzazione del ministero. Comunque è un dato di fatto che non tutti siano solidali e che non tutti abbiano la consapevolezza che con un sì si può donare la vita a molte persone».
Un altro elemento che influenza le statistiche è che per fortuna è molto sceso il numero di incidenti stradali e sul lavoro. «Adesso generalmente i donatori sono persone non giovanissime, che hanno una patologia cerebrale, ovviamente ricoverati in rianimazione», precisa Rosa, «sono esclusi pazienti che hanno una serie di malattie, dalle neoplasie all’Hiv». E peraltro non tutti gli espianti vanno a buon fine: anche se si ottiene l’assenso il donatore può avere nel frattempo un arresto cardiaco o uno stato degli organi non ottimale. Ma se va a buon fine si può dare veramente una mano al prossimo, che non saprà mai chi è il benefattore. «I familiari del donatore a volte ci chiedono notizie: noi abbiamo preso un’usanza, dopo 15 giorni chiediamo ai colleghi se è andato tutto bene e poi scriviamo una lettera ai familiari, ringraziandoli». Un ringraziamento per aver donato la vita. I sì pronunciati nel 2016 hanno salvato la vita a due persone (con fegato e cuore) e migliorato qualità e aspettative di vita di 8 (con i reni).
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